Chi se non il nostro Alessandro Sala ci poteva portare a tavola con i Savoia? Ecco un nuovo interessante contributo che rende omaggio alla sua passione per la storia della dinastia reale italiana.


A tavola con i Savoia
I pasti erano principalmente di due tipi: ufficiali con circa 180 ospiti seduti, e privati, ovvero i sovrani con qualche membro della corte, in genere una decina di persone. Altre occasioni come cerimonie di stato con buffet potevano invece contare diverse centinaia di invitati tra vertici dello stato, alta borghesia e nobiltà, ambasciatori e ospiti stranieri. Tutto doveva apparire elegante, perfetto, in pratica nessun dettaglio era lasciato al caso, dagli inviti alle livree del personale. Questa macchina organizzativa comprendeva un esercito di cuochi, camerieri e staffieri tutti sotto la direzione dell’ufficio di bocca, richiamando una tradizione risalente a Luigi XIV. La rilevanza e l’efficienza di tale settore della corte era così importante che i primi interventi di risistemazione del Quirinale nel 1871 riguardarono proprio la costruzione delle cucine nei sotterranei della corte d’onore. Gli uffici erano affidati al ministro della Real Casa responsabile anche della lista civile concessa dal parlamento, mentre l’organizzazione dei pranzi di gala e la direzione del personale erano affidati al prefetto di palazzo, carica in genere concessa dal sovrano a un membro dell’alta nobiltà. A quest’ultima figura spettava anche stabilire le precedenze e la posizione a tavola degli ospiti, compito che poteva provocare liti o incidenti diplomatici, negli archivi dell’amministrazione infatti si possono leggere numerose diatribe di prefetti scavalcati o nobili scontenti.


A tavola con i Savoia, a Torino e a Roma
Gli argenti alla corte piemontese, e italiana poi, erano considerati un vero e proprio simbolo di potere. Particolarmente importanti erano quelli utilizzati per la decorazione della tavola. Oggi si trovano ancora quasi tutti nei due palazzi reali più importanti della dinastia, quelli di Roma e Torino. Dopo il 1870 infatti molti pezzi vennero fatti confluire nella nuova capitale, ma la vecchia “casa” non venne mai dimenticata dai sovrani che vi custodivano molti cimeli della loro storia e che comunque venne abitata fino al 1946. Quasi tutta l’argenteria risale all’epoca di Carlo Felice e Carlo Alberto, in quanto buona parte di quella del ‘700 fu fusa per pagare le guerre contro napoleone o razziata dopo la conquista francese. Così dopo il Congresso di Vienna la corte del Regno di Sardegna dovette commissionare a diversi maestri del mestiere centinaia di vassoi, sottopiatti, saliere, portauova, teiere e, non meno importanti, cioccolatiere.


Alessandro Sala
P.s. per un approfondimento sui menu reali consiglio le pagine dei menù storici all’interno del sito dell’Accademia Barilla

