I Savoia Aosta a Loreto

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I Savoia Aosta a Loreto

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Sabato 28 sono stata a Loreto con il Fai. Sai che fatica direte voi, visto che abito a 30 km dal santuario. Eh si è vero, Loreto per noi anconetani è una meta abbastanza comune, ma questa volta abbiamo fatto un giro diverso, insolito e molto, molto particolare perché forse non tutti sanno che la basilica mariana è anche una immensa, imprendibile e insolita fortezza. Una sala del percorso sui camminamenti dei bastioni è dedicata agli ex voto delle persone scampate a incidenti aerei. La Madonna di Loreto è infatti la patrona degli aviatori e in generale di tutte le persone che viaggiano via cielo.  E guardate cosa ho trovato murata su una parete: la lapide dell’avio superficie del duca d’Aosta portata a Loreto appunto come ex voto per lo scampato pericolo dopo un incidente aereo che gli è quasi costato la vita e l’ha costretto a letto per molti mesi. La targa d’ottone a sinistra ricorda sia l’incidente di Amedeo del 1984 e quello da cui si è miracolosamente salvato il padre Aimone nel 1919. Insomma non posso prescindere dai reali neanche a Loreto.

Chloe mi ha ricordato i passi del libro “Cifra Reale” nei quali il duca Amedeo parla dell’incidente della sua devozione alla Madonna di Loreto:

alle pagine 215-216 è lo stesso Duca a raccontare in prima persona il suo incidente del 1984 con un ultraleggero, anzi, come scrive l’autrice, “quello che nel linguaggio familiare viene chiamato sempre e solo l’Incidente, con la maiuscola”. Riporto solo una frase del suo racconto: “E’ un miracolo che non ci siamo rimasti secchi. Forse mi ha salvato la medaglia della Madonna di Loreto, protettrice degli aviatori, che porto con me dal 27 settembre 1968, giorno del mio venticinquesimo compleanno”.

A pagina 85 il parole del Duca che collega i due incidenti, mentre descrive alcune foto sue e di suo padre Aimone: “In questa foto ecco mio padre con il suo idrovolante (…) Poco dopo avrebbe avuto un incidente gravissimo, durante un volo di ricognizione. Pilotava un collega che non sopravvisse, si schiantarono in acqua. Questo sono io, mezzo secolo dopo, con il mio aereo. La passione del volo l’ho ereditata. E questo è di nuovo il mio aereo dopo l’incidente di alcuni anni fa dove ho davvero rischiato grosso. Un anno e due mesi di convalescenza! La storia si ripete, evidentemente”.

E sempre a proposito di royal ho anche scoperto che Luigi XIII e Anna d’Austria dopo molti sterili anni di matrimonio si sono rivolti proprio alla Madonna di Loreto per chiedere la grazia di un figlio. Essendo stati esauditi hanno ringraziato con il dono di un Banbin Gesù d’oro massiccio del peso del neonato, futuro Luigi XIV.

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Ma dicevamo basilica fortificata? Si proprio così, il Santuario è interamente circondato da rocchette e bastioni tipici delle costruzioni militari ed è l’unica basilica-fortezza rinascimentale presente sul suolo italiano. La struttura difensiva, inaccessibile per cinquecento anni, è stata restaurata in occasione del Giubileo del 2000 e quindi aperta al pubblico. La complessità e l’imponenza delle fortificazioni lauretane si possono ammirare nel loro insieme dalla sottostante strada provinciale. Rocchette, bastioni e camminamento oggi sono interamente percorribili in un affascinante tour guidato che conduce alla scoperta dei segreti ella grande basilica, cioè tutto quel mondo nascosto che si trova sopra le stupende volte affrescate della chiesa, fatto di ambienti un tempo abitati da soldati e di stupefacenti meccanismi architettonici. Dalle rocchette, alle quali si accede salendo circa ottanta scalini, fra l’altro si gode un bellissimo panorama che spazia dal Monte Conero al Gran Sasso fino al litorale adriatico, ad est, e sui monti ad ovest.

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Al tempo della riconquista musulmana della Palestina, i Crociati che vogliono proteggere una reliquia così preziosa, smontano pezzo per pezzo la semplice dimora in cui Maria fanciulla ha vissuto, ha ricevuto l’Annuncio dall’arcangelo Gabriele e ha poi abitato con Giuseppe e Gesù, insomma una casetta che è uno dei luoghi più sacri della cristianità. Trasportata in Epiro in una località chiamata Fiume, la reliquia è molto presto di nuovo in grave pericolo perché anche quella zona viene minacciata dai mussulmani; da lì via mare arriva nelle Marche dove resterà per sempre. La storia ha molto poco di soprannaturale e divino, quindi con il passare del tempo viene migliorata e aggiustata. Il risultato è una storia bellissima che inizia nei primi giorni di maggio del 1291, quando Nazareth e tutta la Palestina sono dominate dai Turchi selgiuchidi. In quel tempo alcuni angeli prelevano la Santa Casa e la portano in volo, lontano dal pericolo, prima a Tersatto, nei pressi di Fiume, poi nelle Marche, su una collina nei pressi di Ancona, nel luogo in cui oggi sorge la chiesa di Santa Maria Liberatrice di Posatora, il cui nome la tradizione fa derivare proprio da questo evento: posa-et-ora (fermati e prega). La casa di Nazareth verrà spostata altre due volte prima di trovare la collocazione definitiva al centro della strada che da Recanati va al suo porto, dove gli angeli la depositano nella notte fra il 9 e il 10 dicembre del 1294. Il luogo scelto si trova sulla cima di una collina coperta di lauri, in latino laurus da cui si Lauretum, e quindi Loreto. Il Sacro sacello è fin dal suo arrivo oggetto di grandi cure e attenzioni e viene eretto per proteggerlo un robusto muro, detto “dei recanatesi”, che deve proteggere la costruzione dalle intemperie e dal degrado. In effetti in questo lungo e difficile peregrinare gli angeli c’entrano, ma non sono creature di puro spirito dotate di ali. Le sante pietre appartengono alla famiglia Angeli Comneno, ramo collaterale della dinastia imperiale bizantina e nel 1294 Niceforo Angeli, despota dell’Epiro, le affida alla figlia Ithmar (o Margherita) la quale, nel settembre-ottobre di quello stesso anno, va in sposa a Filippo d’Angiò, figlio del re di Napoli Carlo II. Le pietre di Nazareth sono citate in un documento (ritrovato nel 1900 negli archivi Vaticani da Giuseppe Lapponi, archiatra di papa Leone XIII) in cui è riportato l’elenco notarile dei beni dotali di Margherita Angeli. Non è insolito che una reliquia faccia parte di una dote reale, ma in questo caso non si tratta del frammento del corpo di un martire, il dono è un po’ più impegnativo, difficile da sistemare e soprattutto parecchio complicato da trasportare. Sono dei cavalieri crociati, probabilmente un gruppo di Templari scampati al massacro di San Giovanni d’Acri, a effettuare la consegna e le date coincidono: secondo la tradizione la Santa Casa arriva in volo a Loreto proprio in quel fatidico 1294. Gli Angiò offrono la reliquia alla Chiesa che in quel periodo vive un periodo turbolento e a Roma il reggente è, guarda caso, il vescovo di Recanati il quale assegna la preziosa reliquia alla sua terra d’origine. Fin dal suo arrivo nelle Marche la Casa diventa oggetto di assidua e intensa devozione. Già a partire dagli inizi del Trecento, dai paesi vicini e man mano da tutta Italia e poi da tutta Europa comincia a muoversi un flusso sempre più intenso di pellegrini. In un primo momento la reliquia viene sopraelevata e coperta da una volta e poco dopo circondata da portici, quindi da una chiesetta e infine dall’attuale Basilica che diventa uno scrigno di tesori preziosi quasi quanto il suo contenuto. Nel 1468, per volontà del vescovo di Recanati, il forlivese Nicolò de Astis iniziano i lavori per la costruzione di un grande Tempio che deve proteggere l’antico e prezioso edificio, ma anche accogliere la gran folla di pellegrini sempre crescente che vi si recava in visita.

IMG_0926 Loreto diventa una delle mete di pellegrinaggio più importanti della cristianità quando, all’inizio del Cinquecento, papa Giulio II Della Rovere decide, per motivi di politica religiosa, di trasformare la cittadina in un santuario mariano di rilievo internazionale. Per farlo chiama un artista insigne, Donato Bramante, e gli affida il restyling del sacello. Ne scaturisce una sorprendente “fodera di marmo” che esalterà per sempre quell’umile abitazione le cui pietre sono state toccate dalla Vergine e da Cristo. Nel 1587 con l’aggiunta della facciata, l’edificio si può considerare finalmente concluso. Nel 1604 il Pomarancio vince il concorso indetto per la decorazione della Sala del Tesoro e nel 1610 il lavoro è finito. Quasi in contemporanea Francesco Selva decora con stucchi l’Atrio della Sacrestia e Tiburzio Vergelli realizzava, tra il 1600 ed il 1607, il maestoso battistero che ancora oggi si può ammirare nella prima cappella di sinistra della basilica. A completamento dei lavori, tra il 1604 ed il 1614, Carlo Maderno realizza la fontana che orna la piazza del Santuario.

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Naturalmente il Santuario custode di una reliquia tanto preziosa e unica deve essere opportunamente difeso visto che fra l’altro si trova poco lontano dall’Adriatico, un bacino per secoli infestato dai pirati saraceni e poi turchi. Nel 1485 viene decisa la costruzione di merli e opere difensive intorno al corpo della chiesa e la fortificazione del tempio perché possa resistere «a ogni scorreria e impeto dei turchi». Il progetto è di Baccio Pontelli, ingegnere generale delle rocche pontificie nella Marca d’Ancona, il quale realizza uno straordinario camminamento di ronda aggettante su mensole, nel quale si fondo mirabilmente l’esigenza della difesa con l’eleganza delle forme, secondo i canoni dell’arte rinascimentale. Quando, il 5 giugno 1518, Selim I il Crudele sbarca a Porto Recanati mettendola a ferro e fuoco minacciando da vicino la Santa Casa, la protezione non sembra più sufficiente e papa Leone X decide di correre ai ripari. Il pontefice affida ad Antonio da Sangallo il Giovane, la completa ricostruzione delle mura per le quali verranno usati i materiali preparati per il nuovo porto; l’imolese Cristoforo Resse è incaricato della direzione dei lavori, mentre Andrea Sansovino perfezionerà l’impianto. La nuova cortina viene realizzata in fretta, come da ordini papali: iniziata nel 1518 quattro anni dopo è già finita. Le mura vengono dotate di merli arcuati e binati e di bastioni e munite con 26 pezzi di artiglieria. Sul lato meridionale si apre la Porta Romana, realizzata verso il 1590 su disegni del maceratese Pompeo Floriani, mentre dietro le absidi della basilica si trova la Porta Mariana aperta nel primo ventennio del Cinquecento, ma completata nel XVII secolo. Nel bastione Sangallo, trasformato in una sala-teatro polifunzionale, ci sono ancora le antiche casematte e una piazza d’armi.

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La visita è stata organizzata dalla delegazione Fai di Ancona e le delegate, con in testa la capo delegazione, Manuela Francesca Panini ci hanno portato alla scoperta di un luogo davvero incredibile con in più alla fine una chiacchierata con uno degli storici della basilica, padre Santarelli.

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Già che ci siamo vi ricordo che il 21 e 22 marzo si svolgerà la 23ma edizione delle Giornate FAI di Primavera, un evento che non ha più bisogno di presentazioni. La lista dei luoghi aperti al pubblico sarà presto on line nel sito www.fondoambiente.it

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