Successione al trono

La successione a Elisabetta II: Carlo o William?

Successione al trono

Il 21 aprile Elisabetta II festeggerà 95 anni e sempre più spesso di qua e di là dalla Manica si parla della successione al trono. Difficile pensare a una abdicazione e non solo perché nel Regno Unito evoca tristi ricordi, ma anche per via dell’impegno che la regina prese al compimento dei 21 anni con il famoso discorso di Città del Capo.

Un’altra ipotesi è quella di un’eventuale reggenza affidata al Principe di Galles ma l’ultima volta in cui il regno è stato affidato a un “facente funzioni” è stato quando Giorgio III era ormai sprofondato nelle tenebre della follia.

La successione al trono

C’è anche un altro tema che infuoca i social, e la stampa di basso livello, con argomentazioni quasi sempre destituite di fondamento: Elisabetta passerà la corona direttamente al nipote saltando il figlio ed erede? Nonostante William sia più giovane e nei sondaggi ottenga un gradimento maggiore rispetto al padre la risposta è NO. Un no che si basa non sulla simpatie, sul sentito dire o sulle voci di palazzo, ma sulle leggi che regolano la successione al trono del Regno Unito, cioè il Bill of Right del 1689 e l’Act of Settlement del 1701.

Nel 1689 il Bill of Right (la Dichiarazione dei Diritti) non solo riconosce le prerogative del Parlamento, limita l’autorità regia, ma esclude dal trono i discendenti cattolici di Giacomo II, cacciato dalla “Gloriosa Rivoluzione”, che viene sostituito dalla figlia primogenita (e protestante) Maria II e dal marito Guglielmo III anche lui discendente di una Stuart.

La coppia reale non avrà eredi e nessuno dei figli di Anna Stuart supera l’infanzia quindi verso la fine del secolo appare evidente la necessità di garantire una linea di successione protestante. Nel 1701 il Parlamento quindi promulga l’Act of Settlement con il quale viene stabilito che, dopo la morte della regina Anna, il trono passerà ai discendenti protestanti di Elisabetta Stuart, primogenita di Giacomo I. Elisabetta, che ha sposato l’elettore palatino Federico V, è la madre di Sophia moglie del principe elettore di Hannover; nel 1714 infatti, dopo la morte dell’ultima degli Stuart, la corona passa a Giorgio di Hannover.

L’atto che impone la successione nella linea protestante conferma tutti gli altri testi legislativi: la Magna Charta del 1215, la Grand Remonstrance del 1641, l’Habeas Corpus del 1679 e il Bill of Rights del 1689, e ribadisce la separazione dei poteri.

Il Bill of Right e l’Act of Settlement definiscono meglio la cosiddetta “Common Law” secondo cui la corona, cioè il trono, spettano ai figli di un sovrano o alla linea collaterale più vicina di un sovrano senza eredi diretti.

Sono quattro i punti fondamentali che, in base a queste leggi, regolano la successione al trono inglese:

  • la discendenza: gli eredi di Sophia di Hannover
  • il sesso: nella stessa linea i maschi hanno prevalenza sulle femmine
  • la legittimità: dalla linea di successione sono esclusi i figli nati fuori dal matrimonio
  • la religione: dalla linea di successione sono esclusi i cattolici

Tutto questo rimane invariato fino all’ottobre 2011 quando tutti i sedici regni che fanno parte del Commonwealth riuniti in assemblea a Perth si sono accordati per proporre alcune modifiche alle leggi sulla successione. Il cambiamento principale ha riguardato la PRIMOGENITURA ASSOLUTA a prescindere dal sesso, ma solo per tutti gli aventi diritto al trono nati dopo il 28 ottobre 2011.

Il provvedimento non è retroattivo, mentre lo è invece la revoca del divieto di sposare un cattolico pena l’esclusione dalla linea di successione; infatti il principe Michael di Kent e il conte di St.Andrews figlio maggiore del duca di Kent sono reintegrati.

Nei regni del Commonwealth le modifiche sono esecutiva dal 26 maggio 2015 dopo essere state recepite dai rispettivi parlamenti; nel Regno Unito l’accordo di Perth chiamato “Successione of the Crown Act” era già entrato il vigore nel 2013. È quindi evidente che Elisabetta II non può decidere “motu proprio” di lasciare la corona al nipote.

Sempre a proposito dell’erede al trono ci sono anche altre due questioni che vengono spesso sollevate.

Sarà un regno di transizione il suo?

Si certo, per una pura e semplice questione anagrafica ma nonostante ciò il primogenito di Elisabetta II non è assolutamente una figura di secondo piano dell’ “era elisabettiana”. Il principe Carlo, come tutti gli altri eredi al trono costretti a una lunga attesa si è ritagliato un ruolo ed è stato capace di prendere posizione, con tutta la forza del suo peso morale e del suo ruolo simbolico, su molti temi spinosi.

Senza risalire al Medioevo e alla gloriosa epopea del “Principe Nero” figlio di Edoardo III, basti pensare all’importanza del futuro Giorgio IV, lo stravagante Reggente che insieme a John Nash ha cambiato il volto di Londra, e a Edoardo VII, vissuto per quasi sessanta anni all’ombra ingombrante di sua madre Vittoria, ma silenzioso costruttore della celebre “entente cordiale” fra l’Inghilterra e la Francia decisiva per l’isolamento della Germania.

Sarà un sovrano amato e rispettato?

Il sondaggio di Ipsos Mori del 3 e 4 marzo 2021 ci dice che con il 13% dei consensi Carlo è dietro alla sorella Anna (17%) nelle preferenze da parte dei britannici, ma rispetto alle precedenti analisi ha guadagnato un + 4%.

Tanti i motivi che lo tengono così in basso nella classifica dei royal più amati: in primo luogo la vicenda con Diana, ma anche il suo essere un personaggio “scomodo”. Il principe di Galles ha opinioni molto nette su certi argomenti ed essere re d’Inghilterra invece presuppone invece un riserbo e un atteggiamento super partes abbastanza lontani dal temperamento di Carlo. Inoltre c’è chi non vede di buon occhio la sua idea di semplificare e ridurre i rituali della monarchia i quali però sono parte fondante della tradizione e del mito regale.   

Davanti a lui nella classifica ci sono, oltre alla madre, il figlio William, la nuora Catherine e anche il secondogenito Harry (il cui gradimento in Uk si è comunque dimezzato in pochi anni) però la successione in Gran Bretagna non si fonda sulle preferenze nei sondaggi ma è regolata dalla legge per cui nessuno dubbio, Carlo sarà re, di diritto.

Certo vista l’età e la situazione potrebbe spontaneamente farsi da parte, però questo è tutto un altro discorso.

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Grazie a Chiara Ceci che mi ha aiutato nella ricerca del sondaggio Ipsos Mori. 

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