Umberto II a trent’anni dalla morte: i libri

Umberto2

Il 18 marzo 1983 muore a Ginevra l’ultimo re d’Italia. A Umberto II, da mesi gravemente ammalato, non viene concesso di rientrare in Italia neanche per passarvi gli ultimi giorni di vita e anche i funerali di quello che è stato sovrano per un mese soltanto, vengono celebrati all’estero. Sono presenti tutti i rappresentanti delle case reali europee, ma dall’Italia non c’è nessun inviato ufficiale. L’unico omaggio in patria è quello della Juventus che la domenica successiva alla scomparsa gioca con il lutto al braccio. Trent’anni dopo la norma transitoria della Costituzione che vietava ai discendenti maschi dei re d’Italia (veramente sarebbe meglio dire “ai discendenti maschi di Vittorio Emanuele III”) di mettere piede sul suolo nazionale non esiste più, ma Umberto II, sepolto nell’abbazia savoiarda di Hautecombe, continua ad essere un esiliato.

Umberto II a trent’anni dalla morte

Il trentennale della scomparsa di quello che molti chiamano il “Re di Maggio” (in ossequio forse alla consuetudine di dare ai Savoia regnanti un soprannome più o meno azzeccato*) è l’occasione per riparlare di un personaggio che ha attraversato la nostra storia come una meteora, ma è rimasto nel cuore di molte persone. Un uomo che dopo il referendum se ne è andato in silenzio, da gran signore e ha mantenuto nei lunghi anni di esilio un riserbo e una discrezione esemplari, ma non per questo si è mai negato all’incontro con chi si presentava alla porta della sua “Villa Italia” a Cascais in Portogallo.

 Umberto1

E per ricominciare a parlare di Umberto II con cognizione di causa ho pensato di proporre prima di tutto una piccola bibliografia ragionata sul personaggio. Un elenco di opere più o meno recenti che potrà essere integrato strada facendo e ovviamente non possono prescindere anche da tutto quanto è stato scritto sulla moglie Maria Josè del Belgio.

 DSCF5786

Iniziamo da un libricino minuscolo edito da Giunti nella serie Dossier in cui Aldo A. Mola analizza la vita di Umberto II senza indulgere negli aneddoti, ma cercando di esplorarne la personalità complessa e il suo “difficile dialogo con i tempi”.

Nel suo “L’ultimo re e l’ultima regina” di Silvio Bertoldi (Rizzoli 1992) ci racconta l’amara vicenda umana dei due sovrani, in cui la vita privata si è intrecciata  indissolubilmente con gli avvenimenti che hanno portato alla nascita della Repubblica italiana.

Luciano Regolo, è un grande esperto dei Savoia e la sua ponderosa biografia di Maria Josè (“La regina incompresa”, Simonelli 1997) è un grande classico nel quale, ovviamente, Umberto II ha il ruolo del co protagonista. Regolo ha consultato documenti mai pubblicati prima e ha avuto accesso ad archivi privati particolarmente importanti, ma soprattutto ha potuto dialogare a lungo con l’ultima regina d’Italia.

Così l’anno dopo, forte del successo e anche dell’esperienza e del materiale raccolto il giornalista ha dato alle stampe, sempre per i tipi della Simonelli, “Il re signore” che, come spiega lo stesso autore “è certamente la più completa biografia dell’ultimo sovrano d’Italia. Frutto di un’indagine al di là di ogni preconcetto”. Anche in questo caso il libro si avvale di un vasto apparato di documenti e testimonianze inedite: da scritti e memorie della moglie Maria José a pagine dello stesso Umberto e ad archivi finora mai aperti (Bonaldi, Clerici…).  Ci sono anche i ricordi dell’amica Sofia Jaccarino e della fedele Rosa Perona Gallotti e quelli di due dei figli del re, Maria Beatrice e Vittorio Emanuele. “Il racconto di una vita per scoprire il più vero Umberto di Savoia – spiega Regolo – Un uomo dalla personalità complessa, solcato da tante sofferenze e animato da una profonda religiosità, da sempre devoto della Sindone. Un uomo che, bersagliato dai ricattatori dossier del fascismo e a lungo escluso dalla scena politica, nei due anni in cui resse lo Stato dimostrò ottime qualità. Un sovrano giusto al momento sbagliato, leale e ‘signore’ anche da esule. Un uomo sorprendente: stilista raffinato, collezionista, attore per diletto, fine umorista, padre comprensivo. Sono soltanto alcuni dei suoi molti aspetti finora taciuti. Sono stati ricostruiti tutti e, sullo sfondo, oltre settanta anni di storia. Con molte rivelazioni”.

Nel 2000 esce “Umberto II – L’Ultimo Re” (edito da Mondadori) di Gianni Oliva, storico dei Savoia che riperorre la vita del futuro re “uomo dai contrasti interiori irrisolti, sospeso tra l’istinto irrequieto della modernità e il peso di un’educazione antica”.

 Su Maria Josè oltre alla corposa biografia di Regolo, sono interessanti il suo libro di ricordi “Giovinezza di una regina” (Oscar Mondadori, 1993), ma anche “Maria Josè e i Savoia” di Antonio Spinosa (Giunti-Dossier, 2001) e “Regina – La vita e i segreti di Maria Josè” di Arrigo Petacco (Mondadori, 1997).

 Umberto-Lami

Lascio per ultimo un libro nuovo che in effetti è la riedizione con corpose ed importanti integrazioni di un lavoro che ha già qualche anno. L’autore, di “Umberto II, il Re di Maggio – Dalla Monarchia alla Repubblica” (edito da Mursia) non è solo uno studioso appassionato di storia del Novecento che ha più volte incontrato a Cascais l’ex re, Luciano Lami è un giornalista. L’ex inviato de Il Giornale di Montanelli ha analizzato le vicende con l’occhio curioso, disincantato, ma attento del cronista e ha scritto una biografia che molti considerano ormai fondamentale per conoscere davvero l’ultimo re d’Italia.

E a proposito di Lami e Umberto II ho chiesto a due lettori – che di libri e di personaggi reali se ne intendono davvero – di raccontarci le loro impressioni.

“Mi è piaciuto moltissimo, ma prima di parlare di Umberto, vorrei fare una riflessione su Vittorio Emanuele III che era un uomo scarno , rigido e poco incline alle tenerezze, ma sicuramente di una intelligenza, direi superiore alla media. Stranamente si è fatto mettere il cappio al collo dal regime, ma le riflessioni che fa sul futuro della monarchia [raccontate nelle pagine 141 e 142 n.d.r. ]  sono di una lucidità impressionante e così, come qui è descritta la sua fuga, non sembrerebbe tale, ma solo un allontanamento temporaneo, in attesa di vedere risalire lo stivale dalle colonne tedesche, continuando a mantenere un rapporto con il resto delle istituzioni, in attesa di tornare a Roma. Umberto di tutt’altra pasta, ma sicuramente anche lui, non ha nutrito grandi speranze sul futuro della monarchia, sembra incapace di prendere una qualsiasi decisione non approvata dal padre, con un certo fatalismo e con la sicurezza che qualunque sua idea non sia gradita e valutata positivamente dal re, evita qualunque posizione Il suo rapporto con Maria Josè è strano, e qui l’autore fa intuire che qualche difficoltà con l’altro sesso ci sia stato, sin dai giorni del fidanzamento (il principe è molto riluttante) e del viaggio di nozze in compagnia dei vecchi amici. E’ come se Umberto avesse paura della moglie, non credo si sia trattato di omosessualità vera e propria, come da più parti si è detto, ( molti principi dichiaratamente omosessuali si sono sposati e hanno anche avuto figli) ma forse di quella che oggi si chiama ansia da prestazione, anche perché avendo fama di tombeur de femmes, si deve essere sentito soverchiato da questa stessa fama e non all’altezza della situazione e delle aspettative.

L’unica volta in cui l’autore sembra volerci far intendere qualcosa di più è quando racconta delle passeggiate notturne di Umberto sulla spiaggia dell’Oceano e di quella volta che viene ritrovato sanguinante a molti km da casa e in ogni caso questo niente toglie o aggiunge alla figura di figlio, marito, padre e re. Dall’altra parte la povera Maria Josè era stata direi quasi plagiata , sin da piccola nel mito di questo bel principe e come tutte le fanciulle allevate per il matrimonio si deve essere fatta un’idea sulla sua vita da principessa di Piemonte e futura regina, molto romantica. Insomma una bella botta, quando capisce la realtà, infatti diventa alla fine della guerra e nei primi anni di esilio, una vera dea della vendetta. Forse se non ci fosse stata la guerra , se non ci fosse stato un regime a controllare e minacciare la monarchia, forse, dicevo, questa coppia avrebbe avuto qualche possibilità di riuscita
Il fatalismo di Umberto, torna prepotentemente fuori quando, la moglie, quasi con gli occhi iniettati di sangue – non per la malattia, ma per la rabbia – lo abbandona, strappandogli i figli ad uno ad uno. Figli che anche loro sono allo sbando, senza una patria, senza i privilegi, ai quali erano abituati, senza il rigido protocollo che potrebbe diventare una forza, una spina dorsale, vivono e patiscono la doppia esistenza nella casa paterna scandita da forma, rispetto ed orari, e l’allegro fate-un-po’-quel-che-vi-pare, della casa materna. Io credo che ognuno di loro, ma principalmente i due coniugi, leccate le ferite, e lasciato passare un considerevole periodo di tempo, si sia fatto un esame di coscienza, recitato un mea-culpa e abbia perdonato, rivalutando l’altro, che in fondo conosceva sin dall’infanzia e che quindi non poteva essere così lontano dalla e nella propria vita. Umberto II, come ho sempre pensato era una gran bella persona e credo che se avesse potuto regnare più a lungo, avrebbe anche saputo prendere delle decisioni importanti. Non ne ha avuto il tempo e prima non aveva potuto dimostrare le proprie capacità; certo il rapporto con il padre è stata una relazione mai risolta, un nodo mai sciolto, neanche dopo la morte di Vittorio Emanuele, grande rispetto, mai una parola di insofferenza, ma una grande buco nero e buco nel cuore, che lui stesso non è riuscito ad annullare e riempire, con i suoi quattro figli. Con la moglie, no, io penso che , dopo, calmati gli animi, a bocce ferme, i due si siano ritrovati e stimati proprio per quelle stesse cose per cui erano arrivati alla rottura. Mi ricordo molto bene come Maria Josè parlava del marito sia durante la malattia, sia dopo la sua dipartita e le parole affettuose con le quali lo elogiava per la capacità di non lamentarsi mai e non erano parole dette per diplomazia, la ex regina non è mai stata una donna diplomatica! Penso che questo sia un libro equidistante e senza partigianerie, in fondo cominciano ad essere molti gli anni passati dagli eventi qui riportati e dalla morte di Umberto, vale la pena di leggerlo, sperando sempre di poter arrivare a sapere qualcosa in più”.

 Elettra

“Il libro di lami è la prima biografia completa che ho letto su re Umberto, in quanto ho sempre avuto a che fare libri che raccontavano solo alcuni aspetti della sua vita e che non davano una visione d’insieme. l’ho trovato molto interessante. Mi è piaciuta molto la parte ante-guerra, in cui l’autore spiega bene il modo in cui il principe ereditario riceve la sua rigida educazione. Lami è riuscito anche a dare una descrizione, direi quasi perfetta, della doppia personalità di umberto, austero, formale e ligio al dovere nelle occasioni ufficiali e giocondo, spensierato e allegro quando è col suo gruppo di amici. anche se personalmente avrei accennato a molte più sue avventure o scherzi che comunque sono abbastanza conosciuti. Forse l’autore cade un po’ nei luoghi comuni quando parla del rapporto con Maria Josè considerandolo fallimentare già dall’inizio, quando probabilmente non fu così o lo fu solo in parte; ci sono in proposito molti episodi che non vengono citati e che, in buona parte, raccontò la stessa Regina di Maggio. Per esempio al castello di Agliè, di proprietà del duca di Genova, una sera Maria Josè andando a dormire trovò in un salone una fila di Carabinieri schierati sull’attenti, l’ultimo era Umberto che la sollevò e la portò ridendo fino in camera da letto. O ancora una sera, nel periodo in cui la coppia risiedeva a Torino, Umberto disse alla moglie che erano ospiti per una cena nel castello tal dei tali e Maria Josè si prepara a passare una serata in compagnia della nobiltà piemontese, che non era molto di suo gradimento (in quanto poco inclini alla cultura e molto indaffarati nella ricerca del lusso e del divertimento); quando giungono a destinazione trovano tutti i saloni bui tranne uno dove c’era un tavolo apparecchiato per due. Diciamo che non sono proprio gli atteggiamenti di un marito disinteressato, poi ovviamente come è noto col tempo ognuno andò per la sua strada. Molto istruttiva la parte sulla Seconda guerra mondiale, dove Lami cita documenti americani rimasti secreti fino al 2011. E’ stato molto triste vedere come gli Stati Uniti, che in genere vengono considerati i buoni, abbiano trattato l’Italia con lo stesso trattamento che hanno riservato recentemente all’Iraq, umiliando i nostri soldati e la popolazione delle zone liberate. Per non parlare della corruzione e dell’interesse particolare dei partiti appena rinati, che già pensavano a come mantenere il loro potere piuttosto che al bene della nazione. molto interessanti sono anche le pagine sul referendum del 1946, che probabilmente si avvicinano molto a ciò che è realmente accaduto. Forse io avrei dedicato più pagine all’esilio, dove in pratica è stato trattato solo lo sfascio della famiglia e i problemi dei figli. Una mancanza grave è che non viene neanche accennato il possibile matrimonio di Maria Gabriella con Juan Carlos e il rapporto che ebbe Umberto con Amedeo d’Aosta. Un’altra mancanza è, dal mio punto di vista, la totale assenza di anche solo poche righe sulla successione di Umberto, argomento molto importante. In generale comunque l’ho trovato un ottimo libro che rende giustizia a un grande personaggio della nostra storia che per tutta la vita ha amato profondamente il suo paese, tanto da sacrificare il suo interesse personale per il bene comune accettando un esilio ingiusto per non scatenare una guerra civile che avrebbe portato solo morte. Secondo me noi italiani abbiamo molto da imparare da Umberto II, che purtroppo è poco conosciuto e oggi nei libri di storia di scuola è a mala pena citato, mentre invece è stato forse il più grande re che l’Italia abbia mai avuto”.

Alessandro

* Vittorio Emanuale II è stato Il padre della Patria, Umberto I Il Re buono, Vittorio Emanuele III il Re Soldato

E anche questa volta già che ci siamo ecco un riassunto dei post sui Savoia

Le norme per la successione

I gioielli in mostra alla Venaria

Il diadema di Maria Josè

Gli abiti di corte della Regina di Maggio

La regina Elena

Intervista alla principessa Maria Gabriella di Savoia

Vittorio Emanuele II entra ad Ancona

Una bella marchigiana conquista Vittorio Emanuele II

Il ritorno delle spoglie degli ex re d’Italia

Quando il principe Umberto sciava a Roccaraso

Il sacrificio di Clotilde per l’Unità

La regina Margherita nella sua reggia

I gioielli delle regine d’Italia

I quadri del principe Eugenio

Mafalda di Savoia e il suo diadema di spighe

Le nozze di Giovanna di Savoia

Infine una notizia di “servizio”: in occasione del trentennale della morte di re Umberto II, un’associazione di Alessandria organizza un viaggio all’abbazia di Hautecombe. Partenza da Alessandria e rientro il giorno dopo in tarda serata, quindi con un solo pernottamento. Se sieti interessati lasciate un messaggio nei commenti e comunque a breve pubblicherò tutti i dettagli.

Il 16 marzo a Vicoforte (Cn) Aldo A. Mola coordinerà un convegno dedicato a Umberto II nel trentennale della morte. Qua tutte le informazioni

Previous Post

75 anni fa nasceva a Roma un futuro re di Spagna

Next Post

Vacanze romane, senza Papa dimissionario

error: Content is protected !!