Con il passare del tempo, soprattutto dopo la morte di re Giorgio VI e l’ascesa al trono, lord Louis diventa anche confidente della giovane regina Elisabetta II della quale diventa, a partire dal 1953 aiutante di campo. Zio Dickie è sempre disponibile per un consiglio in qualsiasi materia, politica interna, estera, vita privata. Mountbatten, che per carattere ama essere al corrente di qualsiasi evento o problema, ha anche per via della sua carriera e dei legami familiari conoscenze e contatti in tutto il mondo. Sua sorella è la regina di Svezia e lui è intimo amico del cognato re Gustavo VI Adolfo, è cugino della ex regina di Spagna Vittoria Eugenia e molto legato del figlio di lei, il pretendente al trono don Juan conte di Barcellona suo collega e compagno nella Royal Navy, frequenta capi di stato e primi ministri, ma sa anche parlare come pochi altri alla gente comune e sa ascoltare. Zio Dickie, quando Filippo comincia a trattare la moglie in modo arrogante e a trascurarla (leggi anche a tradirla), prende le difese della regina la quale spesso se ne va a Broadlands. Di conseguenza il rapporto con Filippo, sempre più freddo e distaccato, si congela del tutto quando Mountbatten prende le difese di Carlo. Pensionato a partire dal 1965 lord Louis si impegna in molte cause, fra cui la presidenza dei Collegi del Mondo Unito, e convince il genero lord Brabourne a girare un film sulla sua vita. “Mountbatten – dice il suo biografo Richard Hough – era vanitosissimo, ma sempre con un gran senso dell’umorismo. Quando perdeva o veniva contraddetto non era una compagnia piacevole, però non era cattivo di animo e non portava rancore”.
Abbazia di Romsey, la tomba di Lord Mountbatten foto di D.A. per gentile concessione
“Morire non mi preoccupa”, aveva dichiarato, aggiungendo però che gli sarebbe piaciuto contemplare il suo funerale per il quale aveva lasciato minuziosissime istruzioni che vengono rispettare alla lettera. Nella navata della cattedrale di Westminster c’è tutta la famiglia reale e il viso pietrificato dal dolore del principe Carlo la dice lunga sulla sua sofferenza interiore e sulla sua solitudine morale. Folta anche la rappresentanza di teste coronate venute a rendere omaggio all’ultimo viceré: i re di Norvegia e di Svezia, il granduca del Lussemburgo, la regina d’Olanda, il principe di Monaco e quello del Liechtenstein, il conte di Barcellona che rappresenta il figlio re di Spagna, l’ex re di Grecia. “Non dovrete essere tristi” aveva detto Mountbatten sempre riferendosi alle sue future esequie e la sua spiegazione era stata semplice “ho avuto una vita così felice e talmente ricca”. Ma le circostanze, la contemporanea morte del nipote Nicholas e quella, poco lontano sempre lo stesso giorno e sempre per un attacco dell’Ira, di diciotto soldati britannici, rendono del tutto vano questo desiderio del vecchio soldato. La cerimonia del 5 settembre solleva un’onda di incredibile emozione in tutta la nazione. Duecento cadetti della Royal Navy tirano l’affusto di cannone su cui è posato il catafalco ricoperto dalla Union Jack e sul quale sono stati deposti il suo bastone di ammiraglio, la feluca, lo stendardo personale e la spada. Dopo di che il suo corpo andrà a riposare nell’abbazia di Romsey, rivolto verso il mare, per sempre.
Sua nipote India Hicks, che aveva undici anni al momento dell’attentato, ne parla come di un uomo “grande e amorevole”. “Quello che mi ha veramente segnata – ha raccontato India in una intervista al settimanale francese Point de Vue – è stata la sua grandezza, in senso lato ed in senso figurato. Era enorme, gigantesco. E’ stato il centro della nostra famiglia; passavamo tutte le vacanze scolastiche insieme con i cugini, ho dei ricordi meravigliosi, il nonno ci ha veramente uniti tutti gli uni agli altri”. La mattina dell’attentato India, che aveva trascorso il giorno precedente a pesca con lord Louis, preferisce non partecipare alla nuova uscita in mare e resta casa. Poco prima di uscire Mountbatten entra nel salone e le chiede di “stare attenta al cane”. E’ il suo ultimo ricordo del nonno. Meno di due anni dopo India Hicks (oggi affermata designer) è una delle damigelle d’onore al matrimonio del principe Carlo, suo padrino, con lady Diana Spencer che, guarda caso, aveva fatto breccia nell’animo del principe di Galles proprio ricordandogli l’amato zio recentemente scomparso. Diana incontrandolo, qualche mese dopo l’attentanto, ad una battuta di caccia gli si era avvicinata ed era riuscita vincere il suo riserbo dicendogli che gli era sembrato molto triste mentre percorreva la navata di Westminster il giorno del funerale di Mountbatten. “E’ stata la cosa più tragica che io abbia mai visto – prosegue Diana – Il mio cuore sanguinava per te mentre ti guardavo. Ho pensato che eri così solo; dovresti stare con qualcuno che si prenda cura di te”.
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