I Borbone Parma ancora una volta nelle terre dell’antico ducato

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La promessa di portare avanti l’opera iniziata dal padre è stata mantenuta, anzi è diventata un impegno del cuore e dell’anima. Così in questi ultimi giorni caldi giorni di un’estate non ancora finita, il principe Carlo Saverio duca di Parma e Piacenza è tornato ancora una volta (insieme alla moglie Annemarie, ai fratelli ed alla zia Maria Teresa) nelle terre che sono state la culla della sua famiglia. Il lungo week end è stato denso di impegni ed è culminato con una Messa nella basilica costantiniana della Steccata seguita dal capitolo generale dei cavalieri dell’Ordine Costantiniano di San Giorgio, dell’Ordine al merito di San Lodovico e dell’Ordine militare di S. Giorgio.

Quegli ordini dinastici che per volontà e desiderio di Carlo Ugo (padre di Carlo Saverio, duca titolare dal 1977, scomparso nell’agosto del 2010) hanno ripreso vigore e sono tornati in piena attività concentrando la loro azione sul sociale attraverso interventi molto concreti e mirati. Quando all’inizio degli anni ’90 il principe Carlo Ugo, economista di valore e per anni docente all’università di Harward, aveva deciso di riannodare i legami con Parma e Piacenza era stato subito accolto con grande affetto e calore e il suo desiderio di riprendere i contatti con la gente dei territori dell’antico ducato era stato particolarmente apprezzato. “Tutti avevano immediatamente capito che non voleva prendere niente era qui solo per dare – ricorda il figlio – Questa era la natura di mio padre. Gli interventi sono stati numerosi in diversi settori, tante persone ci hanno aiutato ed è stato bello riscoprire Parma ed il legame con la nostra storia, i nostri antenati. Papà ha sempre aiutato tanto gli altri, la sua fede non era formalista, ma concreta, una fede che si realizzava nella pratica quotidiana del fare cose buone. Per lui i valori cristiani erano una speranza per l’umanità”. Oggi nelle antiche terre del ducato il ricordo del principe Carlo Ugo, (“simpatico, brillante, coltissimo, intelligente, una persona molto piacevole e soprattutto un gran signore” dice chi l’ha conosciuto) è ancora vivo e l’affetto è stato trasportato per intero sui figli che da questo genitore così amato hanno ricevuto in dono l’affabilità e la gentilezza. Carlo Saverio, Giacomo Bernardo, Margherita e Maria Carolina hanno tenuto fede alla promessa fatta alle autorità ed ai cittadini al momento delle commoventi esequie del padre, cioè di essere presenti quanto più possibile a Parma e a Piacenza. Come simbolo di un passato glorioso e garanzia di una continuità nella tradizione e nel ricordo del passato, ma con lo sguardo sempre rivolto in avanti.

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Il duca e la duchessa di Parma durante la cerimonia alla Steccata

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La principessa Margherita di Borbone Parma insieme al marito Tjalling ten Cate

Nonostante diversi anni trascorsi in quel di Bologna e vari passaggi dalle parti di Reggio Emilia,  a Parma ci sono stata per la prima volta il 28 agosto 2010. Poi in un anno ci sono tornata altre due volte e sempre con grande piacere. Il motivo è stato in prima battuta un evento luttuoso, cioè le esequie solenni del principe Carlo Ugo duca di Parma e Piacenza. In quella occasione (i post sul funerale sono qua e qua) ho scoperto una famiglia unitissima, un giovane nuovo duca e capo della casata cordiale e gentile ed una città che tiene moltissimo alle sue radici storiche. Sono tornata nell’aprile scorso per un evento alla biblioteca Palatina ed in quella occasione l’architetto Paolo Conforti mi aveva spiegato che “la dinastia fa parte del dna di questa città. Noi siamo orgogliosi di essere italiani, ma per tre secoli Parma è stata una capitale, un ducato importante e prestigioso. Mantenere vivo il ricordo del ducato è un fatto culturale, di identità e di testimonianza storica e non significa che ci vogliamo contrapporre all’idea dell’Italia unita. La continuità culturale e storica fa parte dell’identità stessa di Parma e l’affetto dei Borbone-Parma per questa città si inserisce in questo nostro modo di pensare”.  

Interessante per me che vengo dalla terra del Papa-re dove la memoria storica è oggi un concetto molto aleatorio.

Nell’aprile scorso ho avuto modo di parlare un po’ più a lungo con il principe Carlo Saverio e con la moglie, Annemarie (l’intervista la trovate qua) e le mie impressioni si sono confermate. Ho avuto di fronte a me due persone sensibili, intelligenti, colte con le quali è stato facile parlare di tutto. Venerdì scorso sono tornata nelle terre dell’antico ducato, ospite dell’associazione dei cavalieri degli ordini dinastici per partecipare ad una serata al castello di San Pietro in Cerro e ad un evento il giorno successivo a Parma e ancora una volta ho incontrato il duca e la duchessa di Parma e il resto della famiglia, in particolare la gentilissima principessa Margherita.

Questo nelle intenzioni avrebbe dovuto essere un post di immagini, un reportage dei due giorni, purtroppo il mio fotografo ufficiale era un po’ malato – un  mostruoso raffreddore, quasi influenza, ma ha guidato sia all’andata che al ritorno e lo ringrazio per avermi comunque voluta accompagnare – e le foto sono un po’ scadenti per non dire quasi tutte molto mosse. L’avvocato Guido Agosti, capo del cerimoniale della casa di Borbone Parma, che con l’occasione ringrazio per la splendida accoglienza, mi dovrebbe inviare quanto prima la serie completa delle immagini che spero dunque di poter presto condividere con voi. Grazie anche ad Emilio Villa Castiglioni, segretario particolare di S.A.R il duca di Parma e Piacenza.

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Piccolo omaggio, un libro sulle principesse ad una giovane e bella principessa. Fra l’altro nelle 101 ci sono molte parmensi (Elisabetta Farnese, Isabella di Borbone-Parma, l’imperatrice Zita e anche la bisnonna del principe, cioè la regina Guglielmina d’Olanda e la pro zia, la granduchessa Charlotte del Lussemburgo). La duchessa di Parma è una giornalista parlamentare e di recente ha pubblicato un libro De smaak van de macht (“Il gusto del potere”) nel quale traccia il percorso politico degli ultimi cinque Primi ministri dei Paesi Bassi.

ps il fotografio malato sarebbe mio marito Stefano Ranucci che – non so se ve l’ho mai detto – è una persona meravigliosa 🙂

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