Carlo V: i peccati di gola di un Imperatore

Carlo V, re di Spagna a 16 anni, imperatore del Sacro Romano Impero a venti, condottiero, conquistatore implacabile con i nemici (siano essi il re di Francia Francesco I, il Papa o i nobili seguaci della Riforma di Lutero) uomo di fede integerrimo e un tantino rigido, ha una sola debolezza: la buona tavola. Perché lui, il sovrano sul cui regno non tramonta mai il sole, spagnolo per parte di madre (Giovanna di Castiglia passata alla storia soprattutto per il fatto di essere diventata pazza) è per nascita, costumi e cultura un fiammingo “bon viveur” e non disdegna le grandi abbuffate. Il che però non giova alla sua salute, a 30 anni ha già la gotta (cui si aggiunge poi il diabete) e le intemperanze alimentari gli giocano brutti scherzi lungo tutto il corso della vita, con relativi patemi d’animo per il suo numeroso entourage. Ma l’Imperatore non ascolta né i medici gli suggeriscono una dieta meno ricca, né il consigliere spirituale il cardinale Loyasa il quale gli scrive di astenersi “dal magiare cibi contrari alla sua salute” perché dal suo benessere fisico in sostanza dipende anche la sopravvivenza del regno e la vita dei sudditi. Insaziabile, Carlo V mangia quantità di cibo tali da lasciare senza fiato servitori e cortigiani che lo vedono ingurgitare qualsiasi alimento gli venga messo di fronte. Il sovrano ama in particolare i piatti saporiti, le trote, i pasticci di anguilla, le acciughe di Andalusia e le lamprede di Siviglia, ma anche le salsicce tedesche, la cacciagione, è goloso di dolci e, come tutti gli Asburgo, di melone. Stravizi che i pettegoli ambasciatori veneti notano e riferiscono con dovizia di particolari anche perché alla fine questo è l’unico difetto visibile e documentabile di un uomo rigorosissimo con se stesso e con gli altri. I massacri, le continue guerre che devastano l’Europa e il sanguinosissimo sacco di Roma, quelli non entrano nel computo dei peccati perché fanno parte del gioco. Anche alla fine della sua vita, quando dopo aver abdicato sceglie di ritirarsi nella solitudine del monastero di Yuste in Estremadura, la gola continua ad essere la sua grande debolezza e mentre è ancora in viaggio fa una tale indigestione di frutti di mare da essere costretto a fermarsi a metà strada. Ma si riprende subito e il giorno dopo si dedica già ad un copioso pranzo a base di selvaggina. Una intemperanza che preoccupa chi gli sta intorno e contribuirà senza dubbio ad accelerarne la fine, ma di cui si compiacciono gli aristocratici delle Fiandre, abituati per costume a pranzi gagliardi e sostanziosi. “Mangia più di noi – dicono – è proprio è il nostro re”.

Vi ho stupiti con effetti speciali, vero? Non ve l’aspettavate questo post in qualche modo gastronomico. Be’ a dire il vero l’avevo scritto da un po’, doveva essere il primo di una lunga serie, ma in questo periodo è già tanto se riesco a portare avanti l’ordinaria amministrazione, così ho pensato che era ora di tirarlo fuori anche come omaggio alle mie amiche foodblogger. Il mondo dei blog di cucina è stato per me una esperienza assolutamente incredibile e affascinante, le blogger che scrivono di cibo (e non per sentito dire, loro cucinano, sperimentano, inventano) sono tante e molto spumeggianti. Sono un po’ la versione contemporanea e tecnologica di Petronilla e dei suoi “desinaretti per il maritino ed i figlioli” perché le loro ricette sono anche frammenti di vita vissuta, di amore per la famiglia e per gli amici e poi c’è tutto un contorno di racconti, esperienze, storie. Insomma un mondo affascinante che val la pena di essere scoperto (e che fra l’altro in questi giorni è in subbuglio per una brutta storia di plagio, l’ennesima) e a me nei mesi passati ha dato la voglia e il coraggio di avviare questa mia esperienza. Quindi grazie a tutte, in primis a Babuska e Babs ed alle new entry ma già fortissima Sabrine d’Aubergine.

 
Nell’immagine Carlo V Imperatore ritratto da Tiziano (Museo del Prado – Madrid)

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