Vincenzo Gonzaga niente nozze senza la prova di virilità

Vincenzo Gonzaga (1562-1612) duca di Mantova e del Monferrato, ama il lusso, le feste, la musica, il teatro, l’arte. Ha un carattere esuberante, ma è anche un buon amministratore ed un mecenate fastoso e prodigo, protegge e finanzia personaggi come Torquato Tasso e Claudio Monteverdi (autore della prima opera lirica nella storia della musica, l’Orfeo), fa costruire un teatro da mille posti, “scopre” nelle Fiandre un giovane di nome Pieter Paul Rubens e se lo porta a Mantova come pittore di corte.

Vincenzo Gonzaga

Il Duca, notissimo play boy con un catalogo di conquiste da far invidia a quello che Leporello stenderà per il suo padrone don Giovanni, ha però la sventura di incappare in una futura suocera vendicativa la quale mette riesce a mettere in dubbio delle capacità amatorie fino ad allora “senza macchia”. La vicenda è semplice, Vincenzo a 19 anni sposa una Farnese, giovane, carina, timorata di Dio che ha 300 mila scudi di dote, un ricchissimo corredo ed un padre generale. Tutto questo serve a poco, perché la povera Margherita si rivela presto afflitta da una malformazione che la rende inidonea al matrimonio. Dopo due anni i Gonzaga, attraverso i buoni uffici del cardinale di Milano Carlo Borromeo, futuro santo, riescono a far annullare quel legame impossibile per la dinastia. La Farnese prende il velo come suor Maria Lucina e, diventata incontrastata badessa dentro alle mura conventuali, si dedicherà al teatro passione che aveva in comune con l’ex sposo. Vincenzo Gonzaga ovviamente torna sul mercato matrimoniale perché l’erede di un ducato ha come primo dovere quello di procreare rampolli per la dinastia. Fra le papabili c’è Eleonora de’ Medici, un partito prestigioso, quanto di meglio offre allora la piazza, ma la questione non è semplice. La fanciulla, che fra l’altro è cugina di Vincenzo, ha una matrigna ingombrante, per non dire pestifera, Bianca Cappello, seconda moglie del granduca di Firenze, Francesco I.

Vincenzo Gonzaga messo alla prova

La Cappello, ex bella donna ormai disfatta dall’idropisia e irrancidita da anni di attesa come amante ufficiale, considerata una parvenu ed apertamente snobbata da tutte le piccole corti italiane, coglie al volo l’occasione per vendicarsi un po’. La prima signora di Firenze non ha nulla in contrario alle nozze mediceo-gonzaghesche, ma ci sarebbe un piccolo dettaglio, una quisquilia, giusto così per togliersi ogni residuo dubbio. Visto che il primo matrimonio di Vincenzo è stato annullato per mancata consumazione, non è che il futuro sposo potrebbe cortesemente fornire una prova inoppugnabile della sua virilità? Non c’è verso di venirne fuori, la granduchessa si impunta e alla fine Vincenzo cede. Luogo del cimento Ferrara. Banco di prova una fanciulla tolta dal convento che i Medici si impegnano poi a risarcire dandole dote e marito. Il Gonzaga arriva pieno di baldanza, ma dopo qualche giorno sentendosi messo alle strette pianta tutto e se ne va. La prima mano è un fiasco totale e nel microcosmo delle piccole corti italiane già si comincia a ridere e Vincenzo, che si sente messo in ridicolo accetta di ritentare. Questa volta per la sede del test di virilità viene scelta Venezia con un corollario di cardinali-giudici. La fanciulla-cavia si chiama Giulia Albizzi, ha 21 anni e le vengono promessi 3000 scudi più un marito per il disturbo. La sera dell’11 marzo 1584 Vincenzo arriva all’appuntamento ostentando sicurezza e tracotanza, certo che i cibi piccanti consumati in abbondanza nei giorni precedenti, avrebbero sortito l’effetto desiderato. Invece sono proprio questi a tradirlo e a provocarli una violenza colica. Anche la seconda puntata di risolve così in un nulla di fatto. Ci vuole un terzo incontro per risolvere la situazione ed assicurare al Gonzaga la sposa fiorentina insieme alla quale, a dispetto dei dubbi della suocera (o suocerastra visto che trattasi di matrigna?), produrrà ben sei figli. Naturalmente Vincenzo Gonzaga non fu un marito fedele, le cronache riportano notizie di moltissime amanti, spesso anche ostentate con grande dispiacere della legittima moglie la quale, assai poco disposta ad adattarsi all’uso dell’epoca di lasciar correre e chiudere un occhio sulle scappatelle coniugali, pare ne abbia fatto sovente una tragedia. Anche perché il gaudente Duca, per correre dietro alle gonnelle delle belle signore, lascia spesso e volentieri il peso del governo sulle spalle della moglie.

La storia di Vincenzo Gonzaga e del suo esame di virilità è finita anche al cinema. Nel 1965 Pasquale Festa Campanile ne fa una commedia dal titolo “Una vergine per il principe” a cui il Mereghetti assegna una scarsa stella e mezzo, bollandolo come un prodotto “in bilico tra letteratura e comicità da barzelletta”. Il cast però è straordinario: Vittorio Gassman veste i panni del Gonzaga, ma accanto a lui ci sono anche la bellissima Virna Lisi e poi Philippe Leroy, Vittorio Caprioli, Mario Scaccia, Paola Borboni, Anna Maria Guarnieri e Tino Buazzelli.

 

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