Royal wedding: i conti di Parigi, ovvero quando ti senti re anche se non hai più un trono

conti di Parigi

I conti di Parigi, ovvero Henri d’Orléans e sua moglie Isabelle d’Orléans-Braganza, hanno dominato mezzo secolo la scena mondano-aristocratica francese e benché poco conosciuti in Italia sono in qualche modo legati anche al nostro paese poiché non solo una delle loro figlie sposa Amedeo duca d’Aosta (e chi ha letto “Cifra Reale” sa che non sono stati suoceri di tutto riposo) ma il loro fastoso matrimonio è stato celebrato a Palermo. Henri ed Isabelle discendono entrambi da Luigi Filippo d’Orléans, re dei francesi, e attraverso di lui dal fratello minore di Luigi XIV, Philippe d’Orléans. Il conte di Parigi, scomparso nel 1999, si è sempre considerato il re di Francia “de iure” (e anche ha avuto per molti anni velleità politiche) quindi le sue nozze e quelle dei suoi numerosi figli sono stati dei veri e propri royal wedding.

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Henri e la bellissima Isabelle uniscono quindi i loro destini in Italia, l’8 aprile 1931, ma come mai quello che all’epoca è il “delfino di Francia” si sposa così lontano dalla sua terra natale? Semplice, dal 1884 tutti i “pretendenti al trono”, cioè i discendenti degli ex sovrani francesi (Borbone dei due rami e Bonaparte) sono costretti all’esilio. In più Henri è un giovanotto che si è fatto notare, si interessa di politica e cerca disperatamente un posto al sole e possibilmente un ruolo.

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 L’evento, che come tutti i matrimoni reali ha un notevole peso dinastico, rischia di non essere solo un appuntamento mondano è guardato con un certo timore dalla Repubblica, così alla famiglia viene discretamente ma risolutamente consigliato di andare a festeggiare il più lontano possibile dai confini francesi. Gli Orléans risiedono fra il Belgio e il Marocco ma in Sicilia possiedono ancora l’antico palazzo eredità della regina Maria Amelia, moglie di Luigi Filippo e figlia di Ferdinando IV re di Napoli ed è proprio in questa sontuosa dimora che si svolge il ricevimento nuziale, mentre la cerimonia religiosa viene officiata nella cattedrale cittadina alla presenza dei rappresentanti delle case regnanti di tutta Europa.

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La sposa, che entra nella cattedrale al braccio del padre Pedro d’Orléans-Braganza, indossa un abito di lamé d’argento ricamato a fogliami dono dei monarchici di Lione; le sue calze di seta ricamate con i gigli di Francia sono un omaggio dei realisti di Gand. Il lungo velo, decorato con gli stemmi di Francia e di Orléans-Braganza, è fermato da un gioiello realizzato per Isabelle nell’atelier parigino di Fillon con pietre smontate da un diadema e da un altro monile di famiglia appartenuti alla duchessa di Chartres la nonna paterna di Henri. Il risultato di questa rielaborazione è un monile molto al passo con i tempi e cioè un bandeu art déco che può essere smontato e trasformato in un bracciale e due spille quadrate.

DiademaParis

BandeauIsabelle

I conti di Parigi sposi a Palermo

Isabelle porta anche degli orecchini con perle a goccia e diamanti anch’essi eredità della duchessa di Chartres e arrivati a lei attraverso la madre, principessa di Joinville e un lungo sautoir di perle dono di nozze del duca di Chartres alla moglie e proveniente dalla madre di questi, la duchessa di Orléans.  Alla solenne e fastosa cerimonia palermitana assistono oltre 4000 persone, mentre al successivo ricevimento nei giardini del palazzo d’Orléans intervento 1500 ospiti. I testimoni degli sposi sono altrettanti prestigiosi: per lei i principi Henri d’Orléans-Braganza e il principe Czartoryski e per lui lo zio infante Carlo di Borbone-Sicilia e il cognato il principe Amedeo di Savoia duca delle Puglie. Nel pomeriggio lo sposo pianta nel parco del palazzo una quercia portata dalla Francia e nello stesso istante a Parigi il generale Lavigne-Deville porta sulla tomba del Milite ignoto una palma di bronzo con la scritta “Au sold inconnu, un exilé: Henri conte de Paris”.

conti di Parigi

Henri e Isabelle sono entrambi giovani e bellissimi e molto presto diventano il fulcro della propaganda orleanista; fin dai primi anni di vita coniugale la contessa di Parigi gode di un prestigio e di un rispetto particolari, che uniti al fascino straordinario, a una personalità piuttosto esuberante e a un carattere molto vivace le consentono di essere sempre sul davanti della scena. La contessa di Parigi è una donna moderna e intraprendente per certi versi, ma anche conservatrice, bigotta e autoritaria. Si considera libera ma resta sottomessa al marito; nonna amatissima di 49 nipoti però fallisce è una madre tutto sommato disinteressata e assente di 11 figli. Insomma un personaggio dalle mille sfaccettature e dalle molte contraddizioni.
Durante la celebre crociera dei re, organizzata negli anni Cinquanta dalla regina Frederika di Grecia, la contessa di Parigi racconta che per caso si ritrova accanto a un ragazzino maleducato e dispettoso di nome Juanito. Non riuscendo più a sopportarlo, Isabelle imburra con cura una bella fetta di pane e gliela pianta in faccia. «Il poveretto», racconta la principessa nelle sue memorie, «ha rischiato di finire soffocato dal pane e dallo stupore e non ha più pronunciato una parola per tutto il resto della serata! Ma era già un buon giocatore e non mi ha mai portato rancore». Il re di Spagna, Juanito appunto, la cui famiglia aveva condiviso parte dell’esilio portoghese dei conti di Parigi (la madre di Juan Carlos e Henri d’Orléans sono cugini di primo grado), resterà infatti sempre legato da grande affetto a quella che, nel ristretto circolo dei reali, tutti chiamano “tante Bebelle”.

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Qualche decennio prima la duchessa di Guisa, suocera di Isabelle, aveva chiarito che una “vera signora” compare sulla stampa con il suo nome solo «il giorno della nascita, il giorno del matrimonio e quello della morte». La nuora invece compare abbondantemente sulle pagine della stampa rosa («Point de Vue» in testa) d’oltralpe. A lei indubbiamente piace, ma dietro questa massiccia presenza sui media c’è anche un disegno preciso: il conte di Parigi desidera farsi conoscere, vuole riallacciare i legami della sua famiglia con la Francia, la patria tanto amata e così tenacemente rimpianta in cui è potuto tornare solo nel 1950. Da sempre il sogno di Henri è quello di rientrare in gioco, di avere un ruolo ufficiale e pubblico e servire in qualche maniera il suo Paese. Il conte di Parigi ci proverà in tutti i modi, per anni, impegnando energie e risorse economiche, e il generale De Gaulle coltiverà le sue illusioni. La politica e i dissidi dovuti a caratteri diametralmente opposti e a certe scelte dei figli incrineranno questa unione ufficialmente perfetta. A metà anni Ottanta la coppia “regale” è già in crisi da tempo e ognuno vive la sua vita, lui perso dietro all’attività politica, poi impegnato nella stesura di libri e memoriali e nella gestione della fondazione Condé a Chantilly, lei totalmente dedita ai suoi interessi, i matrimoni dei figli, dei numerosissimi nipoti, le nascite dei pronipoti, i viaggi, la vita sociale, le visite nell’amata Normandia natale, la pubblicazione di libri che hanno un notevole successo. Ufficialmente però nulla è cambiato, e la “famiglia reale” francese cerca di mantenere le apparenze di splendore e di armonia. Grande è quindi la sorpresa quando, nel 1985, i famosi zaffiri degli Orléans, una splendida parure ereditata dalla regina Maria Amelia indossata dalle mogli dei “pretendenti”, vengono venduti al Louvre. Ai problemi personali infatti si sono aggiunte anche le difficoltà economiche; la fortuna degli Orléans, enorme nel XIX secolo, si è andata riducendo nel corso del Novecento, in parte per via di investimenti sbagliati, in parte anche a causa delle spese colossali legate ai sogni politici del conte di Parigi. Cinque dei suoi figli lo accusano di avere dilapidato la loro eredità e lo trascinano in tribunale con l’obiettivo di fermare le alienazioni, ma la giustizia francese dà ragione all’anziano principe, che nel frattempo si è ufficiosamente separato dalla moglie e vive con un’altra donna. Gli ultimi anni della coppia sono difficili e tristi, fra cause e vendite delle opere d’arte e dei preziosi cimeli storici accumulati da generazioni di Orléans, e alla morte di Isabelle, nel 2003, il patrimonio della famiglia viene definitivamente e irrimediabilmente disperso.

I conti di Parigi sono genitori di undici figli, 5 maschi e 6 femmine, e visto che i matrimoni del passato ci piacciono sempre tanto ecco una mini gallery sulle nozze nella famiglia Orléans che all’epoca – anni ’50-’60 del Novecento – hanno fatto molto scalpore per il fasto e la sontuosità e gli invitati regali. Le nozze delle cinque “figlie di Francia” sono state raccontate e fotografate da Point de Vue in primis e da tutta la presse du coeur francese.

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Le figlie dei conti di Parigi

La prima a convolare, nel gennaio del 1957, è la bellissima terzogenita Hélène che sposa Evrard de Limburg-Stirum. Un marito non propriamente di sangue reale, ma uscito comunque da una grande famiglia dell’aristocrazia belga. Le nozze vengono celebrate molto fasto e alla presenza di parecchie teste coronate, nella chiesa neogotica di Dreux, in Normandia, dove sono sepolti quasi tutti gli Orléans. Un po’ triste come cornice per un matrimonio ma il conte di Parigi vuole che l’evento (il primo dopo il rientro dall’esilio nel 1950) si svolga tutto a casa sua e nella sua chiesa. La principessa indossa un abito di broccato pesante disegnato da Dior e il suo lungo velo è fermato con piccolo diadema art déco in brillanti e zaffiri che era stato il dono di nozze dei monarchici francesi alla madre.

conti di Parigi

Nel 1960 in famiglia si celebra un matrimonio davvero regale perché questa volta lo sposo è l’erede dei duchi di Wurtemberg una delle più antiche e prestigiose famiglie sovrane dell’ex impero germanico. Diana d’Orléans, appena ventenne, è bellissima e ha un personalità un po’ bizzarra; nella serissima e compassata corte tedesca dei suoceri porterà un po’ di scompiglio ma la coppia, fra altri e bassi, mette al mondo sei figli e regge alle intemperie della vita.

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L’abito della splendida principessa francese è opera di un giovane sarto parigino, un certo Yves Saint Laurent che all’epoca lavora per Dior; essenziale e puro nelle linee è uno dei più belli della sua epoca. Il diadema, imponente, invece è la tiara nuziale dei Wurtemberg entrata in famiglia con Marie d’Orléans lontana prozia della sposa. La cerimonia e le feste si svolgono tutte in Germania, nel castello di Althausen nei pressi del lago di Costanza, perché così è la tradizione quando a sposarsi è il capo del casato o il suo erede diretto.

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Infatti nel 1964, quando Claude la penultima delle femmine di casa Orléans sposa Amedeo di Savoia duca d’Aosta, si festeggia in Portogallo in casa dell’ex re d’Italia Umberto II. Fra l’altro poco lontano dalla Villa Italia c’è anche una residenza degli Orléans che hanno passato parte del loro esilio nei pressi di Sintra.  Claude porta un abito di broccato, il velo di pizzo della madre, il diadema dei Savoia-Aosta.

Claude

Sempre nel 1964 Dreux fa da sfondo alle nozze della primogenita Isabelle con il conte Friedrich-Karl di Schönborn-Buchheim; anche in questo caso niente famiglie reali ma un’Altezza Serenissima, proveniente da un grande casato austriaco “mediatizzato”. Isabelle, indossa un abito disegnato da Balmain in broccato pesante con una sopravveste e fra i capelli porta una retina dorata fermata da un pettine di brillanti appartenuto alla bisnonna principessa di Joinville, passato alla figlia duchessa di Chartres e da lei lasciato in eredità al nipote Henri conte di Parigi.

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Isabelle

Isabelle, la primogenita dei conti di Parigi

Nel frattempo anche un’altra delle sorelle Orléans ha trovato l’uomo della propria vita, ma il conte di Parigi mette un drastico veto al matrimonio nonostante l’unione sia molto, molto prestigiosa. Alle nozze ateniesi di Juan Carlos di Borbone e Sofia di Grecia la discreta e tranquilla Anne, terzogenita delle femmine, rivede don Carlos di Borbone-Sicilia, figlio ed erede dell’infante don Alfonso (a sua volta figlio di una delle sorelle di Alfonso XIII) e se ne innamora. In virtù del suo matrimonio spagnolo il nonno di Carlos aveva rinunciato al diritto di primogenitura del ramo italiano, ma il figlio Alfonso fa marcia indietro e la querelle dinastica si trascina per anni. Il conte di Parigi, che non vuole prendere posizione (anche se sono tutti parenti stretti, visto che don Alfonso è il fratellastro della cognata), si oppone alla storia d’amore e la povera Anne ci mette tre anni a ottenere il consenso del padre, grazie anche all’intervento dello zio materno don Pedro di Orléans-Braganza. [La querelle è spiegata qui]

Il matrimonio verrà celebrato a Dreux nel 1965 e la sposa sceglie un abito semplicissimo di Balmain impreziosito da un magnifico velo ricamato con i gigli di Francia che poi poteranno tutte le sue figlie. Nella complicata acconciatura (opera del famoso Alexandre de Paris che per decenni pettina tutte le donne della famiglia) brilla il piccolo pettine di diamanti indossato anche dalla sorella maggiore Isabelle. Molti anni dopo una delle figlie di Anna, Inès, indosserà il vestito nuziale della madre (e un insolito diadema di corallo rosso) ma di questo matrimonio pur abbastanza recente girano pochissime foto.

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Qui sotto un nel primo piano della sposa con il pettine di diamanti e gli orecchini di perle e diamanti indossati dalla contessa di Parigi per le sue nozze.

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Infine nel 1972 è la volta dell’ultimogenita dei conti di Parigi, Chantal che sposa un barone François-Xavier de Sambucy de Sorgue, rampollo di una grande e antica famiglia provenzale. La principessa sceglie Pierre Balmain per l’abito nuziale (di pesante cotone operato con maniche a palloncino e un lungo mantello di corte) e fra i capelli porta un diadema Mellerio regalo dei suoceri.

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Le nipoti di Henri e Isabelle

Nessuna delle figlie dei conti di Parigi ha indossato il bandeau-diadema che evidentemente poco si addiceva alle acconciature dell’epoca; il prezioso gioiello si è rivisto fra i capelli di una nipote, la bellissima Clotilde di Orléans che nel 1993 sposa Edouard Crépy con indosso un magnifico e sontuoso abito firmato da Gianfranco Ferrè all’epoca alla guida della maison parigina Dior.

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La sorella minore Adélaïde invece sceglie di fermare il suo velo con il piccolo diadema art déco della nonna e anche lei come la sorella porta una creazione di John Galliano per Dior.

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Sulle complicate vicende dei conti di Parigi

Se volete saperne di più sui Royal Wedding inglesi

Il castello di Amboise è ancora proprietà degli Orléans attraverso la fondazione Saint Louis
https://www.chateau-amboise.com/n/it/

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