Una principessa contro Rossini

Carolina di Brunswick ha 26 anni quando il raffinato principe Giorgio si decide a sposarla. L’erede al trono, dandy a tempo pieno, appassionato di arte e di moda, è indebitato fino al collo e suo padre gli ha promesso un sostanzioso e risolutivo contributo economico nel momento in cui mollerà l’amante ufficiale (e sposa segreta morganatica) per convolare con una fanciulla di rango adeguato con la quale procreare, in fretta, dei discendenti. La promessa sposa e quello che prima di diventare Giorgio IV sarà per un decennio “reggente” a nome del padre pazzo, si detestano al primo sguardo. Il giorno dell’incontro ufficiale Giorgio ha bisogno di un bicchiere di brandy per sopportare la situazione e altri bicchieri si rendono necessari per reggere la cerimonia delle nozze, l’8 aprile 1795 e la prima notte, durante la quale, ubriaco fradicio, dorme. La mattina dopo l’unione viene, in un modo o nell’altro, consumata ma da quel momento in poi i coniugi non si rivolgeranno più la parola. Quell’unico rapporto però è stato fecondo e nove mesi dopo nasce la principessa Charlotte. Compiuta la missione di dare un erede alla corona i due si separano ufficialmente e Carolina si considera sciolta da qualsiasi vincolo, tanto più che le viene proibito di incontrare la figlia. Nel 1799 la principessa di Galles si stabilisce a Blackheat e inaugura uno stile di vita decisamente libero, frequenta artisti e personaggi politici molti dei quali, secondo le voci, passano direttamente dal salotto alla camera da letto. Diventato reggente, Giorgio per togliersela dai piedi, le concede una sostanziosa pensione e la invita a trasferirsi, armi e bagagli, sul continente. Da quel momento Carolina percorre in lungo e in largo l’Europa finendo anche nelle maglie di abili avventurieri interessati soprattutto alle sue cospicue rendite. E ci vuole poco perché la principessa, sempre pesantemente truccata, con parrucche e abiti stravaganti e al limite dell’indecenza, diventi lo zimbello di tutti. Nell’agosto del 1817 la principessa, che da tempo sta vagando per l’Italia insieme al suo ciambellano-amante il barone Bartolomeo Pergami, lascia Roma, attraversa gli Appennini e approda a Senigallia con l’intenzione di visitare la celebre fiera. Questo angolo sperduto dello Stato pontificio piace a Carolina che a Pesaro trova una dimora di suo gusto e decide di fermarsi per un po’. Quella che è ancora la moglie del principe di Galles affitta, da una giovane vedova la marchesa Mosca, un’elegante proprietà sul colle San Bartolo e vi si stabilisce con tutto il suo seguito.

VillaCaprile

Villa Caprile è un luogo paradisiaco, riservato e tranquillo, ha un bellissimo giardino e un viale sul fianco della collina porta ad un teatrino all’aperto costruito per intero – palcoscenico, platea, sedili – con siepi appiattite di bosso e cipresso dove la principessa fa mettere in scena recital tratti da commedie francesi. Una barca viene messa a disposizione di Carolina e lei, visto il bel tempo, fa passeggiate e bagni di mare fino ai primi di ottobre. A Pesaro la principessa di Galles è felice, da Roma è arrivato l’ordine di usarle ogni cortesia possibile e le autorità sono ossequiose con lei, inoltre la vita costa poco e, nonostante si tratti di un centro minore, nella zona abitano intellettuali anche di un certo prestigio, come Giulio Perticari e la moglie Costanza che è la figlia del celebre poeta Vincenzo Monti. Una situazione davvero insolita per l’inquieta principessa che negli anni precedenti aveva dato scandalo ad ogni piè sospinto, ma un evento tragico infrangerà i suoi sogni di una pacifica esistenza nella provincia marchigiana. La sua unica figlia Charlotte muore di parto e lei lo verrà a sapere quasi per caso e con un grande ritardo. Sconvolta, la principessa, per un po’ si acquieta e decide di fermarsi in zona dove compera la villa Gherardesca e per un po’ si mette tranquilla almeno fino al momento in cui la sua esistenza si incrocia casualmente con quella del “cigno di Pesaro”, Gioacchino Rossini. Nel settembre del 1818 il musicista, allora ventiseienne e già celebre, viene invitato all’inaugurazione del teatro del quale i coniugi Perticari, diventati nel frattempo buoni amici di Carolina, hanno finanziato i restauri. La presenza di Rossini, arrivato appositamente da Napoli e ricevuto con tutti gli onori dalla sua città natale, è richiesta anche dalla principessa di Galles che organizza in suo onore una cena, ma il compositore rifiuta con una scusa ridicola e sgarbata. L’affronto è intollerabile per lei che è sempre e comunque la futura regina d’Inghilterra e quindi giura di non assistere mai più ad un’opera del pesarese. Infatti pur sponsorizzando il teatro dei Perticari, Carolina impone alle compagnie che paga di persona di non rappresentare lavori di Rossini. Purtroppo, nel maggio dell’anno seguente, il “cigno” si ripresenta a Pesaro e convince i Perticari a portarlo a teatro e non appena il maestro mette piede nella sala, dalla platea si leva un sonoro fischio. L’unica imperturbabile fra lo sconcerto, l’imbarazzo e le vivaci proteste, è appunto Carolina che siede nel suo palco numero 25. E come se il messaggio non fosse stato abbastanza chiaro dal fondo del loggione si leva una voce che urla “è per te, Rossini”. Ne segue una baraonda in cui sono coinvolti la claque del loggione, la polizia locale, gli spettatori e lo stesso Rossini. Un gruppo di pesaresi, poco disposti a tollerare offese al loro più celebre figlio, organizza una spedizione punitiva nei confronti di quella che è evidentemente la mandante e, ormai considerata ospite non gradita,  il 17 agosto 1819 Carolina lascia definitivamente la città. Morirà nel 1821 a Londra dove è tornata sperando di fare la regina (Giorgio III se ne è andato nel 1820 e il reggente è re con il nome di Giorgio IV) mentre tutto quello che ottiene è un infamante processo intentatole dall’ex marito.

GiorgioIV

Giorgio IV negli abiti dell’incoronazione

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