Viaggi reali: all’isola d’Elba sulle tracce di Napoleone

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E’ possibile trasformare un libro, volendo un film e magari anche una certa inclinazione per i viaggi nei luoghi storici in un appassionante week-end fra i ricordi di un grande personaggio e un mare fantastico? Si, si può e senza andare lontano, specie se vi trovate a vivere nel lato occidentale della penisola. In pratica è sufficiente arrivare a Livorno o a Piombino e da lì imbarcarsi per Portoferrario. Fra l’altro la stagione è propizia, le orde di turisti sono ancora lontane e la costa vi apparirà quasi come la vide Napoleone Bonaparte che il 4 maggio del 1814 vi giunge in semiesilio a fondare il suo piccolo nuovo regno. La permanenza dell’Empereur sull’isola – che fra l’altro non dista molto dalla natia Corsica – non dura molto, dieci mesi appena, ma tanto basta a fare dell’Elba una tappa della storia.

villa San Martino
villa San Martino

All’isola d’Elba sulle tracce di Napoleone

Qualche anno fa lo scrittore Ernesto Ferrero ha dedicato al soggiorno elbano di Napoleone un bellissimo romanzo – premio Strega – in cui alla storia si intreccia un racconto immaginario. Dal libro il regista Paolo Virzì ha tratto il film “N – Io e Napoleone”, l’ultima (in ordine di tempo, ma non credo ultima in assoluto, perché il personaggio è troppo controverso e troppo affascinante) pellicola dedicata all’Empereur, ovvero quel signore non tanto alto che per quindici anni ha dominato l’Europa, cioè, all’epoca, il Mondo. Qui Lui è già in parte vinto, ma ancora non del tutto domato. La storia è semplice e non si nutre delle epiche scene di battaglia che hanno dominato altre opere cinematografiche. Maggio 1814: Napoleone, sconfitto e spogliato del suo immenso potere, sbarca all’isola d’Elba, suo nuovo, minuscolo regno. Improvvisamente torna ad essere un borghese quasi comune, osservabile a occhio nudo nelle piccole faccende della vita quotidiana. Ma qual è il vero volto dell’Eroe? Per trecento giorni un timido letterato, nominato bibliotecario dell’Imperatore, cerca di decifrare l’enigma e addirittura di sviare le tempeste che si addensano all’orizzonte. Il bibliotecario Martino è devastato dal “tradimento” di Napoleone, il quale si è allontanato presto dalle idee rivoluzionarie che avevano infiammato l’Europa. Ma c’è di più, il giovane elbano è sconvolto dal pensiero di ciò che il desiderio di “grandeur” del piccolo uomo ha prodotto nel concreto: il martirio, sui campi di battaglia, di “un’intera generazione di giovani”. Quando l’ex Imperatore arriva all’Elba Martino decide di diventare un regicida, compito che potrebbe essergli reso più facile dal contatto quotidiano, ma è proprio questo confronto a rendere, invece, tutto molto più difficile, perché Bonaparte anche se invecchiato è un conquistatore. Grande comunicatore – come si direbbe oggi – attentissimo a come costruire e trasmettere la propria immagine, Napoleone ha perfezionato le tecniche del consenso di massa ed è un abile manipolatore di coscienze, Martino compreso. Bravissimo Daniel Auteuil nelle vesti di un Imperatore, imbolsito, imbellettato, ma ancora affascinante. Elio Germano è un Martino esaltato quanto basta, Sabrina Impacciatore la sorella Diamantina. E c’è anche Monica Bellucci, bellissima ovvio e  decisamente a suo agio nei panni succinti di una baronessa dai costumi non proprio irreprensibili.

la palazzina dei Mulini

Il romanzo ed il film sono solo dei punti di partenza per scoprire i luoghi napoleonici a cominciare dalla residenza imperiale, la palazzina dei Mulini, una casetta di infime proporzioni pensando a quello che Napoleone si è lasciato alle spalle. L’edificio, formato da un corpo centrale ad un unico piano, oggi è la sede del museo napoleonico e nelle sale la presenza di Bonaparte è ancora avvertibile… (mi ha confidato chi c’è stato). L’ex Imperatore, che all’Elba pensava di restare un po’, fa restaurare la villa perché sia più consona alle sue esigenze e su consiglio della sorella Elisa (già duchessa di Lucca e Piombino) affida i lavori ad un architetto lucchese. Il mobili originale, oggi disperso, è stato sostituito con arredi provenienti in gran parte da palazzo Pitti.

la palazzina dei Mulini

Mentre la palazzina dei Mulini veniva utilizzata per le occasioni ufficiali, l’altra residenza napoleonica, la  villa di San Martino o villa Bonaparte, situata anch’essa nel territorio del comune di Portoferraio, era destinata invece alla vita privata del sovrano in esilio. Questo secondo edificio ha un destino un po’ diverso perché viene acquistato dal principe Anatolio Demidoff di San Donato, marito di Matilde, una delle nipoti di Napoleone e grande collezionista di cimeli dell’Impero, che lo trasforma in un museo le cui collezioni vengonmo disperse quando la famiglia di estingue.

la camera dell'imperatore alla palazzina dei Mulini
la camera dell’imperatore alla palazzina dei Mulini

Il “pellegrinaggio” elbano alla ricerca di Napoleone ha anche un risvolto romantico, alla Madonna del Monte, sulla strada verso Marciana, l’Imperatore incontrò per l’ultima volta la sua amante Maria Walewska e vide per la prima volta suo figlio Alessandro. La visita della contessa polacca (unica persona “di famiglia”, insieme alla sorella Paolina, ad accorrere a consolare il sovrano sconfitto e condannato all’esilio) dà luogo anche ad un imbarazzante equivoco. Gli isolani, che si aspettavano di veder comparire Maria Luisa d’Austria, scambiano Maria Walewska e il piccolo Alessandro (quasi coetaneo del re di Roma) per la consorte legittima e si preparano a tributarle una trionfale accoglienza. L’amante viene così congedata in fretta e furia onde evitare una situazione imbarazzante.

l'arrivo di Napoleone all'Elba
l’arrivo di Napoleone all’Elba

Nonostante i numerosi ed innegabili punti oscuri, Bonaparte è ancora oggi un personaggio intrigante. Ma per quale motivo Napoleone, nonostante le sconfitte, gli errori, i massacri resta un mito? Per il Codice civile? Forse, ma non solo. Ernesto Ferrero nel suo “Lezioni napoleoniche – sulla natura degli uomini, le tecniche del buon governo e l’arte di gestire le sconfitte” ci fornisce la sua chiave di lettura. Secondo0 lo scrittore Bonaparte ha introdotto nella Storia “la speciale categoria del Merito, sostituendola a quella del diritto ereditario, che premia anche gli incapaci”. Da semplice rampollo di una famiglia corsa di non eccelse condizioni si eleva alla dignità imperiale ed apre i più alti gradi del potere e della gloria ai figli del popolo che sanno servire il loro paese. Napoleone dimostra che “non c’è linite all’intraprendenza, al coraggio ed alla fantasia creatrice”. E non mi pare poco.

ps questo post riprende in parte un vecchio articolo che avevo scritto proprio sul film di Virzì, eh si mi cito. Ma lo facevano anche Mozart e Rossini… quindi 😉

 

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