Philippe Delorme… l’altra storia

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Philippe Delorme, storico, specialista delle famiglie reali, giornalista a Point de Vue, autore di una ventina di libri sui «grandi destini  e sulle teste coronate», è uno dei più grandi esperti europei di «royal» e di recente ha pubblicato un importante volume dedicato ai sovrani di tutto il mondo. Nel suo nuovo libro «Dynasties du monde» Delorme presenta una trentina di monarchie, da quella inglese fatta di tradizione e solennità, a quella di Tonga con il suo folklore ancestrale, passando per l’audacia e la modernità della Norvegia ed il regno tirannico dello Swarziland.

Lei si sente più giornalista o storico ?

Sono uno storico per formazione universitaria [ha studiato alla Sorbona n.d.t.] ma esercito la professione di giornalista da più di 20 anni. Per questo motivo mi è particolarmente difficile rispondere ad una domanda del genere. Secondo me le due professioni sono molto vicine. In greco la parola « Storia » significa  « ricerca » o « inchiesta ». Il giornalista condivide con lo storico la curiosità e le stesse tecniche di investigazione, lo stesso desiderio di imparzialità. Lo storico in un certo qual modo è un giornalista del passato. Per questo motivo credo che i miei studi e la metodologia appresa all’università mi siano di grande aiuto nel momento in cui mi occupo di informazione e di attualità.

La storia delle famiglie reali è una sua grande passione che è nata quando e come ?

I grandi destini hanno sempre esecitato su di me un enorme fascino e più in generale la nozione della linea e della trasmissione patrimoniale. Per questo il mio «mémoire de maîtrise» [una sorta di tesi di laurea n.d.t.] era dedicato allo studio della demografia storica di una parrocchia dell’Ile de France [la regione di Parigi n.d.t.] nel XVIII secolo. Quando ero molto giovane ho frequentato gli ambienti realisti francesi ed ho incontrato il defunto conte di Parigi [Henri d’Orléans, il pretendente orleanista al trono di Francia]. Ho cominciato la mia carriera come giornalista collaborando a Dynastie, una rivista dedicata alle grandi famiglie che oggi non viene più pubblicata. In seguito sono stato assunto a Point de Vue dove lavoro tutt’ora. In parallelo ho proseguito le mie richerche storiche e pubblicato una ventina di libri, quasi tutti consacrati a re, regine o principi.

Anche la Francia glorisiosamente repubbliana ha una vera passione per i « royal », c’è una rivista specializzata (Point de Vue), ogni anno vengono pubblicati moltissimi libri sull’argomento, sul sito Noblesses et Royautées il dibattito è spesso molto acceso. Come si spiega questo stato di cose ?

Credo che i francesi non si siano mai veramente perdonati di avere tagliato la testa a Luigi XVI nel 1793. Questo «omicidio del padre» rimane una macchia indelebile nella storia della Francia.  I capetingi hanno accompagnato la nascita e lo sviluppo della nazione per quasi mille anni. Ci sono voluti due secoli (dopo la Rivoluzione) per arrivare a trovare un regime politico stabile – la V Repubblica – che potesse conciliare democrazia e senso dello Stato. Cionostante i francesi conservano una certa nostalgia della grandeur e del fasto dell’Ancien Régime anche se si proclamano ferocemente repubblicani. Siamo un popolo infarcito di contraddizioni.

In Italia preferiamo piegarci sul passato, sul Medioevo, sul Rinascimento, ma per quello che concerne gli ultimi anni c’è poco o nulla. Secondo lei siamo ancora troppo vicini al referendum del 1946 o i principi italiani non hanno abbastanza charme e allure ?

Non conosco bene la situazione italiana, ma i Savoia che hanno accompagnato il Risorgimento non hanno sicuramente avuto il tempo di radicarsi nella leggenda nazionale. Gli errori di Vittorio Emanuele III e la sua compromissione con il regime fascista, hanno contribuito ad allontanare una larga fetta della popolazione dalla monarchia. Era sicuramente troppo tardi, malgrado l’attitude coraggiosa di Umberto II per raddrizzare la barra. Da qui il la sconfitta al referendum del 1946. D’altronde mi sembra che i particolarismi locali siano ancora molto forti nel vostro paese e con loro l’attaccamento alle vecchie dinastie. Penso in modo particolare ai Borbone Sicilia che mantengono dei numerosi e fedeli partigiani a Napoli. Infine i principi di casa Savoia che oggi si lacerano in due fazioni rivali, non danno certo di loro stessi un’immagine positiva.

Lei ha scritto una quantità di libri, qual è il suo preferito ? E quali sono i suoi personaggi più amati del passato ?

Un padre non può scegliere tra i suoi figli! Tuttavia considero molto importanti i miei libri su Luigi XVII [il figlio di Luigi XVI e Marie Antoinette, morto nella prigione del Tempio poco dopo i genitori n.dr.] in particolare «Louis XVII la vérité», nel quale racconto la mia inchiesta sul cuore del bambino del Tempio. Per me è stato molto esaltante risolvere uno dei grandi enigmi della storia. Quanto al mio personaggio storico preferito, sceglierei forse, fra le regine di Francia di cui mi sono occupato, Maria de’  Medici, una regina italiana. Moglie di Enrico IV e madre di Luigi XIII è stata vittima di una « leggenda nera » diffusa soprattutto dagli storici del XIX secolo, ma lei in effetti ha saputo mantenere la pace e conservare per suo figlio una corona intatta.

Il suo ultimo libro è un grande volume sulle famiglie reali del mondo intero, qual è l’idea che l’ha ispirata ?

Questo libro è il frutto di venti anni di lavoro, il riassunto di numerosi articoli, innumerevoli ricerche che ho condotto dall’inizio della mia carriera. Ho voluto raccogliere in un solo volume un panorama completo di tutte le monarchie – una trentina a tutt’oggi – che sussistono nei cinque continenti.

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Fra i tanti libri di Philippe Delorme (l’elenco completo qui) vi segnalo in particolare «Les princes du malheur» dedicatoalle tragiche vicende dei figli di Luigi XVI e Marie Antoinette, le biografie di Ranieri di Monaco e del figlio Alberto II, la storia dei Grimaldi, e poi «Scandaleuses princesses», principesse e regine dalla vita un po’ sui generis, da Teodora imperatrice di Bisanzio a Margaret d’Inghilterra passando per Lucrezia Borgia, una biografia-intervista sul Conte di Parigi, «l’uomo che sognava di essere re», «Les rois assassinés», «Louis XVII, la verité» accuratissima inchiesta sulla vita e la morte del figlio di Luigi XVI e Marie Antoinette che a lungo si pensò fosse sopravvissuto alla prigionia, «Les princes de la mer», una serie di biografie su alcune regine di Francia (Aliènor d’Aquitaine, Blanche de Castille, Isabeau de Bavière, Anne d’Autriche, Marie de Médicis, Marie Antoinette) e infine la biografia sulla celebre e mitica Queen Mum «La Reine Mère – Legendes et vérités». Purtropp nessuno di questi volumi è tradotto in italiano.   

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