La duchessa crocerossina

Nel 1908 viene inaugurata a Roma la scuola per infermiere volontarie della Croce Rossa Italiana e l’anno dopo fra le allieve in divisa bianca c’è anche una signora sottile ed elegante. La nuova aspirante crocerossina si chiama Hélène d’Orléans ed oltre ad essere altissima, affascinante ed energica è anche la moglie di Emanuele Filiberto di Savoia duca Aosta, cugino di re Vittorio Emanuele III. La prestigiosa adesione viene salutata con la massima soddisfazione dai vertici italiani della Cri, poiché la principessa è, come si direbbe oggi, una persona molto dinamica e la cosa in giro si sa. Ispettrice Generale delle Infermiere Volontarie dal 1911, la duchessa crocerossina partecipa alla sua prima missione sulla nave ospedale Menfi che rimpatria i soldati feriti o malati dalla Libia. Nel 1915, allo scoppio della Prima Guerra Mondiale, Hélène inizia a visitare ospedali grandi e piccoli lungo tutta la linea del fronte, quello che vede spesso non le piace, ma lei non è certo il tipo da stare zitta e far finta di nulla. “Grazie al suo spirito organizzativo – racconta il nipote, il principe Amedeo attuale duca di Aosta – e insieme a validissime collaboratrici, riuscì ad organizzare il Corpo delle Infermiere Volontarie e a gestire una logistica non facile, con le crocerossine sempre a fianco dell’esercito, che svolgevano la  loro missione fin nei luoghi più avanzati del fronte. Grazie al suo forte carattere riuscì ad imporre le sue infermiere in seno ad un ambiente sanitario e militare che fino ad allora tendeva a considerare le donne solo alla stregua di buone samaritane e non certo professioniste preparate e motivate quali erano; bastò poco comunque perché le Sorelle si facessero conoscere ed apprezzare per il loro prezioso lavoro”. La duchessa di Aosta durante tutti gli anni della guerra si impegna in prima persona e, come testimoniano i suoi superiori, dà prova di coraggio, resistenza alla fatica ed ai disagi, e grande efficienza. Ma è anche pronta a protestare quando si trova di fronte a situazioni insostenibili dal punto di vista medico e sanitario. Energica, piena di iniziativa e di una severità che la fa giudicare intransigente (ma ci voleva specie nei primi tempi della guerra) Hélène non si lascia intimidire dalle greche del generali a cui rivolge le sue richieste di provvedimenti. La duchessa crocerossina non ha paura, né dei bombardamenti, spesso resta in prima linea accanto ai soldati, né dei vertici dell’esercito e per tutti gli anni del conflitto combatte una sua personale lotta contro l’inefficienza e le disposizioni assurde. Il diario che tiene in quel periodo è ricco di annotazioni sui feriti trasportati in carri bestiame nei quali le condizioni igieniche sono disastrose, sugli ospedali disorganizzati e sporchi, ma anche sulle strutture dove l’assistenza funziona come si deve. Donna di gran cuore la duchessa crocerossina è spesso vicina ai malati e ai feriti in un modo non certo convenzionale per una signora dell’alta società per di più reale; a Venezia ad esempio non esita ad assistere fino all’ultimo minuto, tenendolo stretto fra le sue braccia, un giovane fante moribondo che nel delirio l’ha scambiata per la madre. “Dai numerosi diari, lettere ed altri scritti di infermiere volontarie – osserva il nipote – si evincono soprattutto le doti  di profonda umanità, compassione e bontà (non disgiunta mai da fermezza) della loro ispettrice generale. Sempre preoccupata anche del benessere fisico e psicologico delle sue ‘figliole’ come spesso chiama le sue infermiere  o col termine stesso di “sorelle di carità” da lei usato in una commemorazione e che sostituirà definitivamente quello di ‘dame’ utilizzato fino ad allora”.

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Hélène in abito da sposa

Italiana per matrimonio e francese per origini, Hélène è inglese di nascita, ma assolutamente europea per conoscenze, frequentazioni, cultura, studi e abitudini. La principessa, nata a Twickenham nei pressi di Londra il 13 giugno 1871, è infatti una delle figlie di Luigi Filippo “conte di Parigi”, condannato all’esilio in quanto pretendente al trono di Francia. La futura duchessa d’Aosta, che ha una sorella regina del Portogallo e per via materna discende dai Borboni di Spagna, cresce fra Villamanrique, una grande finca vicino a Siviglia, e la Gran Bretagna dove frequenta la corte inglese e ha come compagni di giochi i figli del principe di Galles, futuro re Edoardo VII. Le relazioni sono così strette che una storia d’amore fra i rampolli reali è quasi inevitabile: il duca di Clarence primogenito dell’erede al trono, non resiste al fascino di Hélène, le fa una corte assidua, si comincia a parlare di nozze, ma il padre della principessa, nonostante il prestigio di una tale unione, pone un veto deciso ed irremovibile. Hélène non può abiurare al cattolicesimo, conditio sine qua non per salire sul trono d’Inghilterra, e lo stesso papa Leone XIII fa sapere che una scomunica seguirebbe a ruota ad una eventuale conversione della principessa francese alla chiesa anglicana. Così il matrimonio inglese sfuma. Lui ci rimane molto male, però si fidanza prontamente con un’altra perché la dinastia ha bisogno di eredi, ma una polmonite lo stronca poco prima delle nozze e la promessa sposa passa velocemente al fratello. Saranno re Giorgio V e la regina Mary. Come volergliene alla povera Mary per questo frettoloso rimpiazzo, sapendo che il defunto fidanzato nell’agonia aveva invocato solo la perduta Hélène?

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Emanuele Filiberto duca d’Aosta

Sempre per questioni di fede e di abiure non contemplate va a monte anche un altro progetto matrimoniale, quello con lo zarevic Nicola, figlio dello zar Alessandro III, così Hélène a 23 anni è ancora insolitamente (per la sua epoca e per il suo ceto sociale) nubile. Ci vuole un lutto per cambiare drasticamente la situazione. Al funerale del padre nel 1894, Hélène solleva per un attimo il fitto velo nero ed incontra lo sguardo di Emanuele Filiberto duca d’Aosta, inviato dallo zio re d’Italia a rappresentare i Savoia. Un’occhiata rapidissima, ma più che sufficiente. L’unione, per quanto dinasticamente perfetta, però non è vista di buon occhio in Italia e lo sposo fatica a portare all’altare la sua principessa francese la quale oltre ad un albero genealogico impeccabile pare abbia anche una buona dote (e forse persino qualche lascito dal prozio duca di Aumale), il che non dispiace allo squattrinato duca d’Aosta. I motivi delle perplessità sabaude sono politici (con la Francia i rapporti non sono cordiali) e di opportunità visto che il principe ereditario Vittorio Emanuele è ancora scapolo. Il duca di Aosta la spunta ed il 25 giugno 1895 sposa finalmente Hélène, ma l’accoglienza in Italia è freddina, la principessa cosmopolita, padrona di quattro lingue, colta, a suo agio nell’alta società internazionale, viene guardata quasi con timore da una corte recente e tutto sommato ancora abbastanza provinciale. Il commento apparentemente benevolo della regina Margherita ha un retrogusto al veleno: “per educazione e per fisico è una vera inglese, la dicono buona, intelligente e colta, diventerà una bella donna”. La prima sovrana d’Italia non solo odia cordialmente tutto quanto connesso con la Francia, ma soprattutto ha un figlio che non è un adone (al contrario di tutti i Savoia Aosta) e che non riesce ad accasare. Con il resto della famiglia non va meglio, il principe ereditario è per carattere scontroso e diffidente, la matrigna del marito Letizia Bonaparte, contrarissima alle nozze, mantiene la sua posizione ad oltranza, i cognati uno dedito ai cavalli, l’altro alle esplorazioni (è il famoso duca degli Abruzzi) sono praticamente invisibili, solo il re è cordiale. Così Hélène si butta sulla beneficenza e nel frattempo mette al mondo due figli Amedeo e Aimone che educa secondo il severo modello britannico. Il matrimonio ad ogni modo funziona molto bene e una reale complicità nasce fra i due sposi che non prendono mai decisioni senza il consiglio l’uno dell’altro. Negli anni ci saranno cedimenti e da una parte e dall’altra, ma la coppia resterà sempre unita e solidale.  Hélène ha le “physique du role” e lo stile della vera principessa, è brillante, elegante, raffinata, originale e quindi diventa presto molto popolare fra tutte le classi sociali della nuova nazione. Compiaciuta per il rispetto che le dimostrano gli italiani la duchessa di Aosta sposa gli interessi e le cause del suo nuovo paese e la “figlia di Francia” diventa rapidamente più italiana degli italiani.

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Hélène con il marito, i due figli e la madre l’infanta Isabella (figlia a sua volta di Luisa Fernanda sorella della regina Isabella II di Spagna) vedova del conte di Parigi, pretendente Orléans al trono di Francia

La principessa però non gode di buona salute, è spesso febbricitante ed una tosse stizzosa la lascia sovente senza forze, i medici diagnosticano una tubercolosi e, come si usava all’epoca, le consigliano un lungo soggiorno nei climi caldi. La duchessa parte nel 1907, arriva in Egitto e poi si spinge fino all’Oceano Indiano. Torna in Italia giusto in tempo per accorrere a Messina dove presta assistenza alle popolazioni colpite dal disastroso terremoto, il che non giova alla sua salute, così nel 1908 riprende i suoi viaggi, ma questa volta si dirige verso sud, Sudafrica, Rodhesia, poi l’anno dopo Kenya e Somalia. I paesi lontani e sconosciuti l’attraggono in modo irresistibile, nel 1913 arriva fino in Asia, visita l’India, Ceylon, l’Indocina, il Borneo, Sumatra, l’Australia, la Nuova Zelanda, torna attraverso gli Stati Uniti, il Canada e la Spagna. La malattia ormai è solo un ricordo e durante questi lunghi peripli prende appunti che diventeranno dei libri: “Viaggi in Africa”, “Verso il sole che si leva”, “Vita errante”, “Attraverso il Sahara”. Nel frattempo è diventata crocerossina, è stata nominata Ispettrice Generale (lo resterà fino al 1921), ha fondato l’Opera Nazionale di Assistenza all’Italia Redenta e D’Annunzio l’ha celebrata con versi non particolarmente belli, ma molto esaltati. Hélène per il Vate è la personificazione della amatissima Francia unita alla regalità italiana; per la duchessa la “La canzone di Elena di Francia”  la sesta delle “Canzoni d’Oltremare” è invece la consacrazione ad eroina sabauda.

Foto5bisE quegli ch’ebbe stritolato il mento/dalla mitraglia e rotta la ganascia,/e su la branda sta sanguinolento/e taciturno, e i neri grumi biascia,/anch’egli ha l’indicibile sorriso/all’orlo della benda che lo fascia,/quando un pio viso di sorella, un viso/d’oro si china verso la sua guancia,/un viso d’oro come il Fiordaliso./Sii benedetta, o Elena di Francia,/nel mar nostro che vide San Luigi/armato della croce e della lancia”. Hélène ammira D’Annunzio per l’eroismo, ma è infastidita da certi aspetti del suo  carattere e della sua personalità di uomo libertino e miscredente. Infatti la principessa anticonformista, amica di intellettuali e massoni, è profondamente religiosa e vive il suo rapporto con il cattolicesimo in una maniera intensa e priva di ostentazione.

Foto6Nel 1905 i duchi di Aosta si trasferiscono a Napoli e nel palazzo di Capodimonte Hélène  tiene una corte splendida e il suo prestigio diventa quasi quello di una regina. Stimata dalla Chiesa per la sua devozione e la sua carità ossequiata dalle autorità, popolare fra la gente, la duchessa visita i bassi di Napoli e fra la miseria più nera si muove con naturalezza; persino Matilde Serao, la potentissima giornalista de “Il Mattino” le dimostra una certa simpatia.

Foto6bisAllo scoppio della I Guerra Mondiale la principessa, interventista fin da subito, è al fronte con il marito, comandante della III Armata, ed i figli di 17 e 15 anni. Ottiene una medaglia d’argento al valor militare due croci al Merito di Guerra, due onorificenze francesi, una inglese, e la medaglia Florence Nightingale, ma il drammatico conflitto lascia su di lei una impronta indelebile, scrive: “niente potrà cancellare la visione mostruosa della guerra”. Nel 1919 riprende a viaggiare, ma rientra per manifestare la sua adesione all’impresa dannunziana di Fiume, recandosi nella città contestata accolta dal poeta, ed attirandosi così i fulmini del Governo. Nitti la definisce una “lady Macbeth” che, “nella più pura tradizione di tradimento degli Orléans, sta lavorando per spodestare il ramo principale della casata a favore del marito e dei figli”.

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Una celebre foto, da sinistra il duca d’Aosta, Hélène, e i figli Aimone e Amedeo, tutti e due altissimi e molto belli

Con Mussolini la duchessa ha rapporti amichevoli tanto che il libro sulla sua esperienza al fronte, pubblicato nel 1930 “Accanto agli Eroi. Diario di guerra” ha la prefazione del Duce. Il capo del Governo è sempre deferente verso di lei, accontenta le sue richieste, tollera le asprezze del suo carattere in sostanza se ne fa un’alleata, ma pare che ad un certo punto Mussolini si sia irritato per la mania della duchessa di farsi ritrarre nei suoi sempre  molto frequenti viaggi in Africa assieme alle popolazioni locali.

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Il duca e la duchessa d’Aosta escono da una udienza al Vaticano, il figlio Aimone racconterà che la madre si era messa a discutere con il Papa al quale aveva chiesto di intervenire per risolvere un problema legato ad un istituto benefico.

Emanuele Filiberto muore all’improvviso nel 1931, ma lei resta a Capodimonte (dove si installa anche il secondo marito il colonnello Otto Campini, sposato nel 1936) e nonostante l’età e la malattia ai polmoni conserva una stupefacente energia fisica e nervosa. In quel periodo un affetto particolare la lega alla principessa di Piemonte, Maria José del Belgio come lei intelligente, anticonformista, priva di pregiudizi, di mentalità aperta al limite della stravaganza. Sono anche gli anni in cui i figli si sposano, Amedeo con Anna d’Orléans, cugina per parte di madre e per parte di padre, Aimone che all’epoca era considerato uno degli uomini più affascinanti d’Italia, con Irene di Grecia.

Nel palazzo di Capodimonte la duchessa rimane durante tutto il secondo conflitto mondiale e nei giorni dell’occupazione nazista è il suo coraggio a salvare una situazione disperata. “Un giorno un soldato tedesco viene colpito da una fucilata tirata da una finestra del palazzo – racconta il nipote Amedeo – poco dopo si presenta un colonnello delle SS insieme ai suoi uomini armati di mitragliatrici e dopo aver fatto allineare contro un muro tutti i domestici chiede di denunciare il colpevole. Mia nonna scende dai suoi appartamenti e dice al colonnello: ‘signore, in questo palazzo niente si fa senza che io lo sappia. Dunque sono l’unica responsabile. Se lei ha qualcosa da dire o da fare è a me che si deve rivolgere’. L’ufficiale impressionato sparisce con i suoi soldati. A Napoli ancora se ne parla”.

Sono anni di grandi dolori, la morte dei figli lontani (Amedeo, prigioniero degli inglesi nel 1942, Aimone a Buenos Aires nel 1948), la fuga del re, il referendum che cancella la monarchia, ma Hélène resiste e va avanti. Dopo il 2 giugno 1946 si ritira in un albergo a Castellammare di Stabia e quando Umberto impone a tutta la famiglia di lasciare il paese la duchessa non si muove. “Sire – fa sapere al re – sono diventata italiana e resto in Italia”. L’ultimo gesto di amore nei confronti di quella che è ormai la sua patria è il dono, nel 1947, alla Biblioteca Nazionale di Napoli del Fondo Aosta, costituito dalla Raccolta libraria (oltre 11.000 volumi ed opuscoli), ed anche dalla straordinaria Raccolta africana e da una notevole Raccolta fotografica. Hélène d’Oléans duchessa di Aosta muore a Castellammare di Stabia il 21 gennaio 1951.

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Una immagine di Hélène ragazzina a Londra

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Hélène è diventata una principessa da marito

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La futura duchessa di Aosta insieme a due amiche inglesi, a sinistra Alexandra principessa di Galles, moglie del futuro Edoardo VII e la principessa Vittoria d’Inghilterra

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Hélène con i gioielli dei duchi di Aosta, il diadema con i nodi marinari e il collier di smeraldi

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Qualche anno dopo lo stesso diadema

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Molti anni dopo la nipote di Hélène Margherita, figlia di Amedeo, indossa il collier ereditato dalla nonna. La foto è stata presa al ballo che precede le sue nozze con l’arciduca Robert d’Asburgo (con lei nella foto). Devo questa immagine rarissima alla cortesia di un amico fiorentino del sito.

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Il collier di smeraldi ora viene indossato dalla nuora di Margherita, la principessa Astrid del Belgio

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Il conte di Parigi, padre di Hélène, in divisa dell’esercito nordista. Poco graditi in Europa dopo la caduta della Monarchia di Luglio gli Orléans (figli e nipoti) di re Luigi Filippo, girano per il mondo e fanno esperienze diverse, come partecipare alla Guerra di Secessione americana. 

IsabellaOrléansBorbonmadre

La madre di Hélène in abito da sposa. E’ infanta di Spagna, ma anche Orléans per parte di padre, quindi ha sposato un cugino.

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Philippe duca d’Orléans, fratello di Hélène e qui sotto le sorelle

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Isabelle e il marito, un altro Orléans, Jean duca di Guisa, sono i nonni degli attuali pretendenti al trono

AmaliaCarlos

Amélie con il marito futuro re del Portogallo, un matrimonio non molto felice e finito male perché lui viene ucciso in un attentato insieme al figlio maggiore.  

LouiseCarlos

Louise e il marito Carlos di Borbone Sicilia, sono i nonni materni dell’attuale re di Spagna

Devo molte delle informazioni contenute in questo articolo, ed in particolare quelle riguardanti l’attività durante la I Guerra Mondiale, alla gentilezza di S.A.R il principe Amedeo di Savoia duca d’Aosta e di sua moglie S.A.R la principessa Silvia duchessa d’Aosta.

La foto della duchessa d’Orlèans in divisa da crocerossina è tratta dal sito della Croce Rossa Italiana.

Ho pubblicato questo comunicato anche nelle news qui accanto, ma se non ci aveste fatto caso eccolo anche qua:
La Corte di Appello di Firenze ha disposto la sospensione della provvisoria esecutività della sentenza del Tribunale di Arezzo in data 27 gennaio 2010, rilevando come il Giudice di Primo Grado non abbia individuato correttamente i presupposti per la tutela civilistica del diritto al nome. “In particolare – fa sapere l’avvocato Maurizio de Gasperis – i Giudici accogliendo le tesi difensive svolte insieme all’avvocato Daniela Marcucci nell’interesse di S.A.R. il Principe Amedeo di Savoia, hanno riconosciuto che non risulta sussistere alcuna norma che, al di fuori di particolari esigenze formali, imponga di utilizzare il proprio nome e cognome anagrafico in forma necessariamente completa”. Di conseguenza “le LL.AA.RR. Amedeo ed Aimone di Savoia, attesa la loro reale titolarità del cognome ‘di Savoia’ potranno liberamente usare il loro nome, unitamente o meno all’indicazione del predicato nobiliare cognomizzato, senza che ciò possa ritenersi lesivo di diritti altrui”.
Comunicato della Real Casa di Savoia pubblicato on line il 22 settembre

Comments ( 49 )

  • jacopoamedeo moretti

    Settembre 21, 2010 at 9:48 pm

    ciao a tutti
    marina…sono stupefatto…
    sapevo alcune cose…anche per motivi personali o meglio famigliari… come avrai notato il mio secondo nome è amedeo e lo debbo proprio agli aosta:-)) ma è una storia lunga e poco interessante…. invece lo è lei… che per altro ricordo … essere stata anche una lingua al vetriolo quando voleva…ad es: quando parlava dell’altra elena la contadina del montenegro…ovvero la regina elena….

    buffo in quello stesso periodo… un’altra elena…. nata principessa di serbia ….poi jugoslavia,( figlia di zorka la sorella maggiore della regina elena) sposata a Ivan di russia, fece come lei, si occupò della croce rossa, degli ospedali dei malati e spese un capitale per proteggere e curare i malati

    mi vien da dire che era il periodo delle elene :-))))

    grazie storia molto coinvolgente:-))

    jacopo amedeo

  • marina

    Settembre 21, 2010 at 11:07 pm

    Ciao jacopoamedeo, eh si pare che la chiamasse “ma cousine la bergère”, ma ecco su questo aspetto della rivalità non ho voluto calcare la mano anche perché di voci si tratta. dai dai racconta del tuo secondo nome e del legame con gli Aosta, siamo curiosi.

    ps su un sito francese ho trovato il necrologio della persona di cui parlavi nei giorni scorsi.

    Décès le ? septembre 2010 de Leandro Burgisser de Borbón , funérailles en l’église San Domenico di Fiesole le 21 septembre 2010: http://qn.quotidiano.net/necrologie/2010/09/20/387019-necrologie_2010.shtml. Sa mère, Anna María Teresa de Borbón Ruíz était la fille naturelle d’Alphonse XIII d’Espagne et de María del Carmen Ruíz Moragas.

    Quindi il defunto sarebbe il nipote di Alfonso XIII e cugino dell’attuale re di Spagna.

  • rosella

    Settembre 22, 2010 at 12:53 am

    Interessantissima la vita di questa principessa e imprevedibile come la decisione di un secondo matrimonio.
    Per il funerale a castellammare di S nel 1951 volle una cerimonia semplice, senza fiori e con la sola bandiera italiana con lo stemma sabaudo sul feretro.
    Una vera regina ed una grande donna,non c’è che dire

    Ps) Che idioti , quei Savoia e la loro oscurantista legge salica.
    Se lasciavano il trono a questa principessa d’Orleans o a Maria Josè, ancora in Italia c’era la monarchia

  • Alex

    Settembre 22, 2010 at 3:19 am

    Grazie per questo nuovo articolo, molto interessante, anche perchè incentrato su un membro della famiglia reale italiana di cui poco si parla (ammesso che degli altri – esclusi gli showmen – si parli molto). Proprio in questi giorni cercavo un libro sulla duchessa Elena d’Aosta intitolato “La principessa beduina” che, come al solito, è fuori catalogo.

    Ho letto che Elena d’Aosta, da fervente sostenitrice del fascismo, fu l’unica a salutare Mussolini con il gesto fascista mentre il Duce entrava nella cappella Paolina del Quirinale per assistere al matrimonio tra Umberto e Maria Josè, fatto criticato dai presenti.
    La duchessa, che come ricordato non era in ottimi rapporti con i regnanti italiani, veniva accusata di aspirare al trono d’Italia per i propri figli. Il matrimonio del primogenito Amedeo con Anna d’Orléans (tre anni prima di quello di Umberto) fu in effetti celebrato a Napoli alla presenza di tutte le più importanti famiglie europee e la coppia, affacciatasi dal balcone di Palazzo Reale, fu salutata da una grande folla di napoletani.
    Vero è che i giovani Aosta per bellezza e temperamento erano molto ammirati e apprezzati dal popolo, come del resto lo era anche il principe di Piemonte. Intenso era il rapporto che legava Maria Josè con i cugini Aosta, specie con Amedeo, verso il quale non si sa se la principessa nutrisse un sentimento ben più forte: varie ipotesi sono state avanzate; certo è che proprio ad Amedeo la regina di maggio dedicherà il suo primo libro storico.
    Ancora, alla duchessa fu vietato da Vittorio Emanuele III di reintrodurre nella sua dimora di Capodimonte il baciamano obbligatorio da parte degli ospiti; tentativo che il re impedì affinché gli Aosta non introducessero un cerimoniale estraneo anche al Quirinale. Episodio che evidenzia il carattere orgoglioso della duchessa, conscia della propria dignità regale.

    Sia al momento della partenza dei re d’Italia per Alessandria d’Egitto, sia al momento dell’imbarco di Maria Josè con i figli per Cascais, la duchessa fu sul molo per salutarli, decisa, come detto, a non lasciare nè Napoli, nè la sua terra d’adozione.

    Su youtube è facile trovare alcuni bei video al riguardo: sul matrimonio di Amedeo d’Aosta, su quello di Aimone e uno riguardo all’annuncio della morte delle duchessa Elena. E’ anche possibile trovare un video del finale del concerto pre-nuziale in onore di Vittoria di Svezia e Daniel Westling in cui viene inquadrata Astrid del Belgio con indosso il collier di smeraldi della suocera (è un video da vedere: viene cantata la bellissima “I can’t help falling in love with you”).

  • Luca

    Settembre 22, 2010 at 7:48 am

    Bello questo pezzo sulla duchessa d’Aosta! Ho apprezzato che tu non abbia calcato la mano sulla presunta (ma forse abbastanza probabile) rivalità con la cugina montenegrina. In effetti, il duca d’Aosta era bello e prestante e sicuramente incarnava l’ideale di re molto meglio rispetto al cugino, piccolo di statura e meno fascinoso.
    Mi ha colpito anche vedere la strada che ha fatto il mirabile collier di smeraldi che dalla duchessa è arrivato fino alla principessa Astrid.
    Ho letto in una biografia recente di Elena d’Aosta che, durante la prigionia del figlio Amedeo presso gli Inglesi, la regina Mary avrebbe potuto intercedere per la liberazione del giovane duca… che il mancato intervento sia stato in parte dovuto alle vecchie rivalità tra le due artistocratiche?
    Un abbraccio e a presto…

    @jacopoamedeo: mi unisco a Marina… raccontaci il tuo “legame” con gli Aosta!

  • Angie

    Settembre 22, 2010 at 12:00 pm

    Grazie Marina! nel leggere mi sono anche commossa.

  • marina

    Settembre 22, 2010 at 12:24 pm

    @ Rosella è vero questa principessa è stata imprevedibile e per questo motivo mi è piaciuto molto raccontare la sua storia;
    @ Alex grazie per le ulteriori notizie e per la segnalazione dei video, li cerco e li metto nel post. ne stanno uscendo parecchio su you tube e sono davvero molto interessanti, ho visto di recente quello del matrimonio di Aimone con Irene di Grecia a Firenze e si nota quanto questi Aosta fossero tutti altissimi, pensate che nervi il povero Vittorio Emanuele III;
    @ Luca (sei già qui dalle mie parti?) che biografia hai letto sulla duchessa di Aosta, ce la segnali? Non sapevo di questa possibilità di liberare il duca d’Aosta anche se ho letto che fu molto rispettato perché si era condotto da eroe. Sai comunque la casa reale inglese non si è mai spesa molto per i casi difficili, vedi questione Romanov.
    @ Angie grazie a te

  • Antonio

    Settembre 22, 2010 at 12:55 pm

    Ho sentito dire che Amedeo ha rifiutato la liberazione offertagli dagli inglesi per non abbandonare i suoi soldati e per essere trattato come loro. Inoltre Amedeo non ha consentito che la moglie lo visitasse nella prigionia perché ai suoi soldati non era consentito ( del resto sarebbe stato logisticamente difficilissimo ) ricevere le mogli.

  • jacopoamedeo moretti

    Settembre 22, 2010 at 1:52 pm

    buongiornoooo

    in questo periodo sono tornato nella mia roma…la citrtà che mi ha adottato tanto tempo fa…o forse io ho adottato lei non riesco a capire:-)))

    il mio legame con i savoia??

    beh storia personale non degna di nota…. se non per una figlia illegittima di Vittorio Emanuele II, mia bisnonna, e sua nuora, mia nonna materna, crocerossina e dama delle Aosta, spesso a Firenze… da questo il mio secondo nome Amedeo….

    (potrei dire che forse la regina M.Josè è venuta segretamente in Italia per tutta la vita con un titolo di cortesia e passaporto relativo, e molto amica di una contessa fiorentina, amica di mia nonna e dopo la sua morte rimasta in contatto con mia madre, l’ho conosciuta quando ero bambino….. in una delle sue visite….. ma potrei sembrare uno scrittore di libri di fantasia,…. quindi non lo dirò…. ma “se” fosse stato vero…avrei avuto davanti una donna splendida, che anche attraverso l’età lasciava trasparire una bellezza ed una libertà oltre ad una cultura assolutamente uniche che “avrebbero” segnato la mia vita rispetto lei e la sua storia…. tanto da farmi andare al suo funerale, avvolto da una delle bandiere sabaude della mia famiglia… e con assoluta disinvoltura girare per roma…. per le celebrazioni della sua morte, al seguito dei savoia appena rientrati in italia,(prima dei loro enormi problemi) dal monumento di p.za venezia, poi al pantheon per la messa in suffragio…e poi a palazzo barberini per il pranzo con il movimento monarchico riunito da sergio boschiero…. e con fortuna in un tavolo molto vicino….
    ma tutto questo lo direi…… solo se potessi dirlo senza problemi…di altro genere……. quindi non lo dirò!!!

    Posso invece raccontare che un mio antenato zio della mia bisnonna, è morto per le conseguenze di una grave caduta da cavallo… avvenuta per salvare la duchessa di Mirafiori, che a firenze, si era intestardita nel voler saltare a cavallo un ostacolo molto alto e lui per bloccarla prima della caduta cadde al suo posto e dopo poco tempo….invalido e forse poco motivato…morì.

    questo si lo posso raccontare…
    ma solo questo!!! :-))

    sono stato (ripeto) molto affascinato dal racconto di elena d’aosta….. ma non vorrei dimenticare che era filo-fascista e questo ripensandoci me la rende molto meno simpatica…. in fondo gli orleans sono tutti passati e non so i presenti filo-fascisti…. anche in francia….in primis il vecchio conte di Parigi…che nonostante molte sue ammirevoli imprese sia durante la guerra come Conte X con il suo aereo lottava per liberare la francia… che dopo… ma sempre filo-fascista era e non riesco a digerire questo fatto.

    jacopo

    ah acqua in bocca…. per la cosa che non ho raccontato

  • jacopoamedeo moretti

    Settembre 22, 2010 at 1:57 pm

    gli inglesi potevano salvare molte altre monarchie e persone appartenenti a famiglie reali….ma ricordiamo anche che in quei tempi la pressione per salvare il loro di troni era tale da non permettergli molti movimenti…

    e cmq parliamo di una famifglia ( quella di Giorgio V e della regina Mary) che aveva nascosto da sempre il figlio più giovane, John subnormale, facendolo vivere in una casetta del parco di un loro castello, e che il duca di Kent fù costretto a sposarsi…viste le sue inclinazioni particolari ed il suo rapporto stretto con L.F. di P. ( sapete già immagino)
    con marina di grecia…. e morì in uno stranissimo incidente con altri 4 personaggi noti…. che all’epoca erano discussi per gli stessi suoi motivi…. tutto fù minimamente reso ufficiale …

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  • marina

    Settembre 22, 2010 at 1:58 pm

    @ Antonio si è vero, avevo letto anche io qualcosa del genere, d’altronde Amedeo d’Aosta è ancora ricordato come “l’eroe dell’Amba Alagi”.
    @ jacopoamedeo, che storia fantastica, grazie per averla raccontata. Ecco posso dire allora che la principessa Maria Gabriella di Savoia deve aver ereditato il fascino della madre. Sul filo fascismo si, evidentemente Hélène fu affascinata da Mussolini anche se in effetti poi non ebbe molta voce in capitolo, anzi come tutte le donne Savoia non ne ebbe proprio nessuna. Sul vecchio conte di Parigi (Henri, morto nel 1999) posso dirti molte cose perché il personaggio mi ha sempre assai intrigata e ho letto tutto quello che hanno scritto sia lui che la moglie Isabelle i quali, a partire dagli anni ’50, furono personaggi notissimi alle cronache rosa d’oltralpe. Sul conte di Parigi e sulla sua attitudine durante la II Guerra Mondiale si discute molto, posso dirti che per certo lui già negli anni ’30 aveva preso le distanze dall’Action Francaise (il movimento monarchico) del molto destroso Maurras, ma poi a guerra scoppiata rimane in bilico, non si allinea con De Gaulle (come invece fa il padre Jean duca di Guisa poche settimane prima di morire) e i combattenti della Francia Libera. Questa scelta gli costerà molto cara dopo quando vorrà tentare la strada della politica. Ad ogni modo durante la guerra fra Legione Straniera ed altro compie alcune missioni semi segrete, per esempio in Bulgaria dove regnava Boris la cui nonna era Clementina d’Orléans, una delle figlie di re Luigi Filippo. Non lo definirei filo fascista, fra l’altro divenne molto amico di Mitterand e i detrattori lo accusarono di essere diventato socialista.

  • Filippo

    Settembre 22, 2010 at 3:32 pm

    Salve Marina e a tutti i suoi ospiti.
    Non dimentichiamo che la duchessa oltre ad appellare la regina Elena con “ma cousine la bergère”, fu colei che durante un ricevimento ufficiale, all’indirizzo dei sovrani che si apprestavano a fare il loro ingresso, li apostrofò, con tono di voce di voce tanto basso da essere sentita dal re come “curtatone e montanara”.
    Di certo non si riferiva alla eroica battaglia, della prima guerra d’indipendenza, nel 1848, dove morirono o si fecero massacrare, dall’esercito del generale Radetzky, un battaglione di giovani universitari toscani che combattevano per l’Unità d’Italia, bensì alla statura del re ed alle origini montanare della regina.
    Questo mi spiace ma, per i suoi tempi, ripeto per l’epoca, non le fa onore, una principessa di sangue reale, componente di alto rango della famiglia reale italiana, denigrare così apertamente in pubblico i sovrani regnanti che le davano “il pane da mangiare”.
    La duchessa per questo fu per un pò allontanata dalla corte, (ma forse non se ne dispiacque poi tanto).
    Oggi non avrebbe più senso un episodio del genere, i tempi cambiano, nella generalità siamo abituati tutti, chi più chi meno a sputare nel piatto dove mangiamo.
    A proposito di Unità d’Italia di cui stiamo “festeggiando” i 150 anni,
    il sacrificio di quelle migliaia di giovani toscani morti volontari nella battaglia di Curtatone e Montanara hanno sicuramente dato vita “all’ideale nazionale italiano”, di cui oggi tanto spesso a vanvera si parla.
    Un ultima cosa e smetto, per Rossella che tanto avrebbe apprezzato, all’epoca, l’abolizione della legge salica, definendo idioti i Savoia, ricordo che solamente nell’ultimo decennio la stragrande maggioranza delle monarchie regnanti europee hanno abolito la legge salica.
    Naturalmente idioti pure loro!
    Oppure no perchè non portando il cognome Savoia, sono esenti dall’idiozia.
    Saluti
    Filippo

  • jacopoamedeo moretti

    Settembre 22, 2010 at 4:07 pm

    wow… sul conte di parigi ….mi lasci stupefatto:-)

    beh i suoi legami con de gaulle furono sempre abbastanza burrascosi… benché sperasse in una soluzione tipo spagnola prevista già dopo la morte di franco… invece in francia niente… ma molto anche a causa del comportamento di henry….

    x i savoia…. non ho molto altro da “non dire” 🙂 MA QUANDO TORNO A FIRENZE E QUANDO LE RITROVO ti mando delle foto degli aosta romania grecia… etc che ho e che sono personali…. insomma roba di famiglia hahaaha

    cmq no comment per altro:-)

    avete visto il monumento alla regian elena a montpellier….??
    io ho studiato la per un periodo dell’università…. non si potrebbe portare in italia??? promuoviamo questo!!!

    concièrge o no era una donna con qualità umane molto forti non credi???

    ah prima ho confuso : la contessa era una marchesa di nascita sposata ad un console svizzero che risiedeva a firenze nelle residenze della moglie…
    sempre nella storia suddetta:-))))

    kiss j

  • marina

    Settembre 22, 2010 at 5:45 pm

    @ Filippo eh si la frase pronunciata da Hélène è riportata da vari testimoni, ma non credo solo per questo sia stata in qualche modo allontanata, lei era sotto molti punti di vista una originale e il re un uomo estremamente conservatore e come dicevo prima poco desideroso di vedersi intorno donne attive e autonome. Quanto allo sputare nel piatto dove mangiava mi risulta che Hélène avesse denaro suo personale, gli Orléans erano molto ricchi e diversi figli di Luigi Filuppo (quindi suoi prozii) sono morti senza eredi diretti. Anzi si parlò di interesse da parte del duca d’Aosta proprio per via della dote.
    Sul Risorgimento ho scritto spesso, concordo sulla necessità di celebrare il sacrificio di tante persone per l’unità nazionale (da Ancona nel 1859 partirono 800 giovani per andare a combattere nell’esercito piemontese e con Garibaldi).
    Invece sulla legge salica, dunque nell’ultimo decennio le case regnanti (o meglio i Parlamenti) non hanno eliminato la legge salica ma eliminato la primogenitura maschile, cioè è il primogenito a salire al trono qualsiasi sia il suo sesso. Vedi quello che accade in Svezia dove la norma è diventata retroattiva. La legge salica, cioè quella che impedisce alle donne di salire al trono, era rimasta in vigore credo solo in Danimarca ma è stata abolita anche là all’inizio degli anni ’50.
    Non credo che Rosella volesse offendere nessuno, però è un dato di fatto che l’Italia alla fine della II Guerra Mondiale e prima del referendum fosse un paese con la legge salica ancora in vigore. Ad ogni modo né Maria Josè, né Hélène avrebbero potuto in Italia salire al trono, essendo consorti e non discendenti dirette.
    @ jacopoamedeo aspettiamo le foto!

  • Luca

    Settembre 22, 2010 at 9:33 pm

    @Marina: non sono ancora dalle tue parti. Ancora un paio di settimane, se tutto va bene.
    La biografia a cui mi riferisco è: “La principessa beduina. L’avventurosa vita di Elena di Francia duchessa d’Aosta” di Camillo Albanese, edito da Mursia.
    Ho letto in più parti che la duchessa dette appoggio all’impresa di Fiume di D’Annunzio. Mi pare di ricordare che visitò addirittura gli accampamenti dei legionari. Per questo, effettivamente, subì un durissimo richiamo dal re.
    Era effettivamente molto ricca, agli eredi di Luigi Filippo era stato restituito in parte il loro immenso patrimonio. Quando Elena si fidanzò ufficialmente con Emanuele Filiberto, ricevettero in dono dallo zio il duca d’Aumale (vedovo di una principessa di Borbone Due Sicilie) uno splendido palazzo a Palermo.
    @jacopoamedeo: che bella storia davvero! Quindi, insomma, un po’ di sangue reale scorre nelle tue vene…

  • marina

    Settembre 22, 2010 at 11:20 pm

    @ Luca avevo visto in giro la biografia ma le recensioni non erano entusiastiche. il palazzo di Palermo (quella che oggi è la sede della Regione Sicilia) non credo sia arrivato ad Hélène in eredità, tanto è vero che il famoso Henri conte di Parigi ci si è sposato negli anni ’30 ed era ancora di famiglia. non sono sicurissima devo controllare.

  • Alex

    Settembre 22, 2010 at 11:26 pm

    In favore di Elena d’Aosta, pur avendo più volte letto che pronunciò la arguta ma poco rispettosa battuta “Curtatone e Montanara”, ho anche trovato in fonti più accreditate che in realtà fu il figlio Amedeo a pronunciarla, episodio che gli costò una missione non ben specificata in Congo. Il fatto che poi sia stata attribuita a lei deriva forse dal suo atteggiamento altero e dalla rivalità fra i due rami di Casa Savoia (era anche solita chiamare Amedeo “Mon petit roi”).

    In effetti la duchessa Elena godeva di una cospicua dote. Il patrimonio familiare era immenso ai primi dell’Ottocento, poichè ai beni degli Orléans si erano andati ad aggiungere quelli notevolissimi del duca Luigi di Borbone-Penthièvre, tramite il matrimonio della figlia Luisa Maria Adelaide con il duca Filippo Égalité (gli altri figli del duca di Penthièvre erano tutti prematuramente deceduti). Si diceva che fosse la più grande fortuna di Francia. Il grosso del patrimonio passò poi a Luigi Filippo re dei Francesi, al figlio primogenito di questi Ferdinando Filippo e infine al primogenito Luigi Filippo Alberto, padre di Elena d’Aosta.

  • Angie

    Settembre 23, 2010 at 9:31 am

    Anch’io ho sempre saputo che era stato il figlio ad appellare i sovrani “Curtatone e Montanara” e che per questo era stato spedito dal Re in Africa.

  • Filippo

    Settembre 23, 2010 at 3:59 pm

    Salve,
    Marina concordo in tutto quello che ha scritto.
    Però se mi permette vorrei fare qualche precisazione, senza alcun interesesse personale.
    Per “sputare nel piatto dove si mangia” non intendevo dire che prendeva soldi, ma faceva parte di quella, che vuoi o non vuoi, era la sua famiglia, lei era una rappresentante della famiglia reale, tant’è che in tantissime occasioni (matrimoni, funerali e incoronazioni) rappresentava il re all’estero. Insomma era altezza reale!
    Poi quanto alla ricchezza personale, a questo punto mi chiedo (anche se non ho alcun diritto di chiedermelo) che fine abbia fatto, dato che ebbe solamente due figli (non mi pare che i suoi discendenti nuotino nell’oro).

    La Legge Salica nella sostanza escludeva le donne dalla pretensione al trono a meno che non vi fossero presenti maschi nelle parentele più lontane. E ai tempi, come adesso, era in vigore, quindi mai e poi mai Elena o chiunque altro di sesso femminile avrebbe potuto salire sul trono d’Italia.
    Io non intendevo dire che Rossella aveva offeso con il suo commento i Savoia (non sono un parente e nemmeno un fervente savoiardo), ma perché dargli degli idioti!
    Forse solo perché sono i rappresentanti della nostra (italiana) ex casa reale?
    Perché noi italiani dobbiamo sempre dare discredito alle cose di casa nostra, dire sempre che l’erba del vicino è sempre più verde, non rendendoci conto che il vicino il più delle volte è un abile ingannatore e mi fa vedere quello che lui vuole.
    Io penso che dobbiamo sempre difendere tutto ciò che è italiano, a priori come fanno all’estero e poi se parla, io lo faccio specialmente quanto intevengo nei blog stranieri che ci tacciano di provincialismo (anche se devo difendere una famiglia rappresentante di una istituzione che non esiste più), tiriamo fuori la fierezza di essere italiani.

    Come già scritto oggi le cose sono cambiate in tantissime case regnanti (solo in quella italiana anche se ex cambia poco, ma d’altronde che senso avrebbe cambiare delle norme in una istituzione che non esiste più).

    Per quanto riguarda Palazzo d’Orleans di Palermo con annesso parco di 67 ettari, Elena d’Orleans non c’entra nulla, morto il duca Enrico d’Aumale (figlio del re di Francia Luigi Filippo e della regina Maria Amalia di Borbone) è invece ereditato da Roberto Luigi Filippo d’Orléans (padre della duchessa Elena) che lo vende nel 1928 al genero, duca di Guisa Giovanni d’Orleans marito-cugino di Isabella (sorella di Elena), nel palazzo vengono fatti i fastosi ricevimenti per le nozze dei figli del duca di Guisa: Francesca d’Orléans che sposa il principe Cristoforo di Grecia (10 febbraio 1929), ed Enrico d’Orléans futuro conte di Parigi che sposa la cugina Isabella d’Orléans-Bragance (8 aprile 1931).
    Alla morte nel 1940 il duca di Guisa passa ai figli Isabella, Francesca, Anna ed Enrico.
    Enrico, nuovo conte di Parigi lo vende nel 1955 alla Regione Siciliana, dopo che già aveva venduto circa 40 ettari della tenuta all’Università di Palermo, oggi infatti una parte di quella che era la vastissima tenuta del Parco d’Orleans è diventata la cittadella universitaria di Palermo.
    Vi era un’altra grande proprietà, in provincia di Palermo a Terrasini che apparteneva agli Orleans, il Palazzo d’Aumale di Terrasini (PA) con annessa azienda agroalimentare “Lo Zucco” (una delle più avanzate tecnologicamente per l’epoca) acquistata dal duca Enrico d’Aumale nel 1853 e venduta dai suoi eredi non diretti nel 1923, oggi è sede del Museo Regionale di Storia naturale
    (Basta, vi sarete stufati scrivo troppo)
    Saluti
    Filippo

  • marina

    Settembre 23, 2010 at 6:02 pm

    @ Alex, Angie, sulla frase incriminata grazie per la precisazione e grazie ad Alex per aver ricordato come sono arrivati parte dei beni degli Orléans.
    Per chi fosse interessato c’è un libro fatto molto bene del giornalista Vincent Meylan (solo in francese purtroppo) che analizza tutta la vicenda patrimoniale ma nello stesso tempo racconta fatti molto interessanti;
    @ Filippo, grazie per le precisazioni, sa anche io quando intervengo nei siti stranieri difendo i nostri “colori”. Un giorno mi sono infuriata su N&R, ma proprio infuriata tanto, perché poi a me danno fastidio sia le generalizzazioni, sia i luoghi comuni che invece spesso la fanno da padrona. Grazie anche per la spiegazione sul palazzo Orléans di Palermo e aggiungo che era un bene che arrivò proprio con la regina Maria Amelia, figlia di Ferdinando e Carolina. Ho un solo dubbio su come arrivò al duca di Guisa visto che il suocero era morto già nel 1894, però ricordo che nel libro di Meylan c’è un paragrafo dedicato.
    non ha assolutamente scritto troppo, la questione del palazzo è affascinante, ho visto foto d’epoca dei giardini e dovevano essere lussureggianti.

  • Luca

    Settembre 23, 2010 at 6:54 pm

    @Filippo e Marina: chiedo scusa per l’imprecisione sul Palazzo del duca d’Aumale. Ricordavo di averla letta sul libro di Albanese (libro che non è gran che, confermo).
    Per gli appassionati posto il link del funerale della duchessa. Sicuramente ai più è noto:
    http://www.youtube.com/watch?v=6TjBMdJfctk
    A presto

  • jacopoamedeo moretti

    Settembre 24, 2010 at 2:09 pm

    salve a tutti
    beh filippo grazie le tue/sue informazioni sono di gran lunga in linea con le mie curiosità più “avide”:-))

    Il duca d’aumale era cmq il più ricco degli orleans, in quanto erede designato dai Pr. di Condé e si deve a lui la ricostruzione ed attuale sistemazione del grande castello di Chantilly, poi da lui ceduto alla morte, all’Intitut de France, come fondazione che ne deve garantire l’apertura e mantenimento del meraviglioso museo.

    sembra confermato da indagini dell’epoca, che il Re LuigiFilippo ( senza tanti problemi di coscienza) saputo che l’ultimo dei Condè, padrino di suo figlio Enrico d’Aumale, avesse deciso di nominare suo nuovo erede universale il piccolo conte di Chambord, Enrico V erede del ramo 1° genito.
    Dopo pochi gg da questa notizia, il Principe fù trovato (credo impiccato non ricordo bene) in una sua proprietà…. lasciando intatto il testamento ed erede l’Aumale. ( si parlò di sicari mandati dal re orleans )

    Enrico dalla moglie ebbe 6 figli, dei quali solo 2 arrivarono alla maggiore età, ma morirono giovani ( nominati Pr di Condé e duca di Guisa).
    Così il duca fervente sostenitore del liberalismo… e della politica che aveva portato il padre al trono…. seguì questa linea, divenendo ancor più dell’altro famoso fratello, luigi duca di Nemours ( da cui discendono gli eredi al trono del brasile) il più temuto personaggio “politico” ( o meglio capace di influenzare le sorti della politica) della francia post imperiale.

    Nella sua collezione sono riuniti i tesori del Pr. di Salerno suo suocero, che aveva ereditato dai genitori (Ferdinando I e M.Carolina delle 2 Sicilie), ed erano in parte provenienti dalle collezioni Farnese.

    Purtroppo quando fù venduta l’immensa quadreria di Luigi Filippo, suo padre, il duca non poté intervenire.

    per quanto riguarda il passaggio di proprietà dal conte di parigi e duca d’orleans, Luigi Filippo Alberto, fratello di Isabella di Elena etc… :
    lui sposato con dorotea d’austria, non ebbe figli divorziarono dopo scandali vari…. e tramite la sorella isabella che sposò il cugino Giovanni duca di Guisa…. questi né divenne l’erede principale, ed erede al trono Orleans…. che già però vantava il titolo di erede al trono di Francia e Navarra, non più di Re dei Francesi…ovvero ripresero l’eredità regale dei borbone 1° geniti e non più quelle del regno di Luigi Filippo… ( solo dopo la morte del temibile duca d’aumale che non l’avrebbe mai permesso)

    Proprio l’aumale venne nominato quale possibile re di grecia, nel 1860, al posto di ottone I di Baviera, ma fù scartato perchè pretendeva il suffragio universale e la costituzione liberale… che l’europa ancora non voleva circolasse…e così f scelto Giorgio I di Danimarca quale nuovo sovrano.

    ( suo fratello Nemours era stato nominato quale possibile erede al trono del Belgio….-1830- ma gli preferirono Leopoldo I di Sassonia, facendogli però sposare la sorella M.Luida d’Orleans, con il compito di allevare i figli nella religione cattolica)

    Allo stato attuale gli Orleans, non sono più “ricchi e benestanti”….. e si può dire in modo semplice e veloce…. che proprio il FU’ conte di parigi, enrico morto nel 99 è stata la causa maggiore di questo cambiamento di status….

    gli orleans non sono + nell’elenco delle famiglie reali “ricche” tuttt’altro.

    grazie
    jacopo

  • Filippo

    Settembre 24, 2010 at 3:48 pm

    Salve,
    Marina ha ragione, la storia di Palazzo d’Orleans di Palermo è affascinante.
    A parte la bellezza dei giardini, una volta era anche sede di un piccolo giardino zoologico, perlopiù uccelli esotici, dove gli adulti venivano accompagnati dai bimbi per visitarlo, si ha letto bene, gli adulti da soli non potevano entrare.
    Poi sono arrivati gli animalisti ed è finito tutto, ma questa è un’altra storia.

    Allora!
    Ha ragione il padre di Elena era morto nel 1894, ho guardato meglio e mi sono accorto dell’errore.
    Ricominciamo da capo, sperando di far meglio.
    Palazzo d’Orleans apparteneva ad Enrico duca d’Aumale, figlio di Luigi Filippo re di Francia e di Maria Amelia di Borbone, questa infatti l’aveva ceduto al figlio in cambio di un vitalizio.
    Alla sua morte 1897, senza eredi diretti, il Palazzo d’Orleans passa al pronipote Luigi Filippo Roberto d’Orleans (figlio di Luigi Filippo Alberto d’Orleans conte di Parigi morto nel 1894), fratello di Elena d’Aosta.
    Luigi Filippo Roberto d’Orleans muore nel 1926 senza eredi, Palazzo d’Orleans viene ereditato dalla sorella Maria Amalia regina del Portogallo (nonché sorella di Elena d’Aosta).
    Maria Amalia regina del Portogallo vende al cognato Giovanni d’Orleans duca di Guisa, marito e cugino di Isabella d‘Orleans (anche lei sorella di Elena d’Aosta).
    Giovanni d’Orleans duca di Guisa a sua volta sarà conte di Parigi con il nome di Giovanni III dal 1926 al 1940.
    Alla morte di Giovanni III nel 1940 Palazzo d’Orleans passa a Enrico VI d’Orleans, penultimo conte di Parigi, che nel 1955 lo vende alla Regione Siciliana.

    La confusione è nata dal fatto che il padre di Elena d’Aosta si chiamava Luigi Filippo Alberto ed il fratello Luigi Filippo Roberto.

    La pretensione al trono di Francia arriva a Giovanni duca di Guisa discendente della linea cadetta, del duca di Chartres, di Ferdinando Filippo duca di Guisa.
    Infatti i fratelli di Elena d’Aosta titolari legittimi della pretensione al trono di Francia muoiono senza lasciare eredi diretti.

    Luca, ma di che ti scusi!
    Sono i nobili che dovrebbero scusarsi con noi per avere adoperato in passato nomi uguali, (scherzo).
    Saluti
    Filippo

  • Paolarosa

    Settembre 24, 2010 at 4:31 pm

    Marina cara
    da molto tempo non visitavo il tuo sito e qual è stata la mia sorpresa nel trovare tanti nuovi amici appassionati del tuo blog.
    Quante notizie interessanti,quante informazioni, quanta partecipazione…
    C’è anche una mia omonima quindi io mi firmerò con il nome completo, Paolarosa.
    La mia sorpresa riguarda anche il fatto di trovare molti nuovi utenti maschi, si vede che i personaggi storici e le relative vicende appassionano anche loro..i.
    Ma in grandissima parte il merito è tuo perchè sai padroneggiare la materia rigorosamente documentata, con leggerezza ed ironia e ci fai sentire partecipi, viene voglia di prendere parte e di dire la propria opinione.
    Grazie per avere creato questa situazione e non preoccuparti della linea editoriale, vai benissimo così
    Un abbraccio Paolarosa

  • Paola

    Settembre 24, 2010 at 8:12 pm

    Ho letto con grande interesse il post su Elena d’Aosta e tutti gli interventi relativi all’articolo.
    La duchessa fu sicuramente una donna di gran temperamento,conscia della grandezza del suo nobilis
    simo casato, coraggiosa nello svolgere il suo ruolo di crocerossina sempre in prima linea, ma non posso apprezzare certi atteggiamenti plateali come la sua presenza a Fiume, il saluto romano ostentato in diverse occasioni, il mettersi sempre in competizione col ramo regnante della famiglia, sottolineando la sua superiorità dinastica rispetto alla regina Elena , la quale da vera signora non alimentò mai questa rivalità, anzi la ignorò.
    Ho letto che anche la sua favolosa dote alla resa dei conti non fu così ingente come anche Emanuele Filiberto si aspettava.
    Si dice che però dimostrò fedeltà e devozione a Vittorio Emanuele quando, nel salutarlo prima che questi partisse per l’esilio, si chinò( è il caso di dirlo) per baciargli la mano.
    Chissà forse poi non era così altezzosa come viene descritta!
    Paolarosa

  • marina

    Settembre 24, 2010 at 8:20 pm

    @ luca grazie per il link, ho preso ieri da Feltrinelli Il medico di corte;
    @ jacopoamedeo vedo che anche tu con gli Orléans ti trovi a tuo agio, a me interessano moltissimo; no oggi non sono assolutamente più ricchi, benestanti si direi almeno a vedere il matrimonio a Senlis del nipote del vecchio conte di Parigi che trovi qua http://www.altezzareale.com/2009/05/05/il-matrimonio-reale-benedetto-dalla-repubblica-le-nozze-di-jean-dorleans/
    tutte le diatribe patrimoniali sono ben descritte nel libro che citavo sopra e secondo Meylan molto denaro si è liquefatto nel periodo in cui il vecchio conte di Parigi aveva velleità politiche;
    @ Filippo ecco tutta la storia del palazzo palermitano, grazie infinite, che bello leggere tutti gli intrecci vedo che anche lei si destreggia bene perché gli Orléans che si sono spessissimo sposati fra cugini hanno una albero genealogico inestricabile;
    @ Paolarosa (ho aggiunto il rosa) così non ci confondiamo neanche nell’intestazione, grazie infinite per le bellissime parole, sono felice che questo sito ti piaccia e mi conforti dicendo che il tono fa venir voglia di partecipare. GRAZIE

    Visto che gli Orléans sono venuti fuori e che siete tutti espertissimi, io avrei un post su di loro che avevo lasciato indietro perché è pieno di intrecci e temevo di fosse di difficile comprensione magari se domani ho tempo…

  • nicole

    Settembre 24, 2010 at 8:51 pm

    Cara Marina, sai che ti leggo da tempo oramai e ho sono stata molto contenta dell’apprezzamento di Paolarosa, che non so assolutamente chi sia, non la conosco. Ti dice quello che anche io ho ti ho sempre detto e pensato.Mi pare la migliore risposta a quel maleducato supponente che mesi fa, non so su che post, scriveva che noi si era un gruppuscolo sparuto di internauti che si prestava al tuo autoritarismo.Cito a memoria.
    Tu , ovviamente, nemmeno gli rispondesti.Del resto si dice ” noblesse oblige”, vero?
    Ecco, mi pare che di riconoscimenti al tuo impegno ne siano venuti , sia che tu tratti argomenti ” modaioli” tipo matrimoni, sia argomenti storici che proponi con la tua consueta capacità di attrarre e, perchè no, di far sorridere.Un grazie ancora.

  • marina

    Settembre 24, 2010 at 9:37 pm

    @ Paolarosa di certo Hélène fu un personaggio singolare ed una personalità controversa, avevo iniziato a scrivere pensando alla sua attività nella Croce Rossa Italiana (conosco un prof tedesco che si occupa della Croce Rossa e quindi il post andrà nel suo circuito), poi non potevo lasciare a metà la storia. Giusta l’osservazione sulla platealità di alcuni atteggiamenti, sulla dote mistero cerco di capirne di più e poi vi dico. A proposito degli Orléans in effetti ho letto che si sentono molto “reali”, anzi dicono che, per esempio, la regina Sofia di Spagna non li abbia granché in simpatia benché il legame stretto con i Borboni di Spagna. Ah scusa se non ti ho messo nella risposta sopra, ma non avevo visto il commento scritto quasi in contemporanea al mio;
    @ nicole sono commossa, grazie, davvero grazie. sei carissima e ti abbraccio forte!
    ah dimenticavo, in questi giorni sto controllando google analytics e ho avuto la bella sorpresa di vedere dei numeri in costante crescita, quindi GRAZIE A TUTTI!

  • Filippo

    Settembre 24, 2010 at 11:42 pm

    Per Jacopoamedeo, in un precedente commento ho letto che è/sei stato abbastanza vicino al rientro dei Savoia in Italia, ben prima dei loro guai giudiziari.
    Allora forse ti dò una bella notizia, ma sicuramente la sai già, mercoledì sera al telegiornale delle 20,30, senza grande risalto (figuriamoci!), è stata data la notizia che il principe Vittorio Emanuele è stato completamente scagionato e assolto, per i fatti a lui ascritti, in quanto il fatto non sussiste.
    Immagino sarà contento! ma mi è sembrato di capire che si tratta pur sempre di un suo lontano parente-:).
    Parenti serpenti, ma pur sempre parenti. O no!

    Marina perchè secondo lei, i giornali, la Tv e internet non hanno dato il giusto risalto alla notizia.
    E domando, chi glieli paga i danni? Chi lo risarcirà per il danno alla sua immagine (già sulla lama di un rasoio), questo si è fatto una settimana di galera, sembrerebbe da innocente.
    Saluti
    Filippo

  • rosella

    Settembre 25, 2010 at 12:36 am

    Certamente ho generalizzato parlando dei Savoia e dell’ ottusità della legge salica (che però confermo) Dovevo riferirmi a Vittorio Emanuele III e alle sue scelte in momenti drammatici e assolutamente decisivi per il futuro della monarchia e dell’Italia.
    La storia non si può fare con i se, lo sappiamo, eppure una reggenza di Maria Josè in nome del piccolo Vittorio Emanuele venne presa in considerazione da più parti ed assai temuta da Hitler, che lucidamente temeva una mossa del genere. Il bambino per Hitler come ostaggio gli era + utile delle 5 divisioni che stava ammassando. Sua madre poi, donna di sicuro acume politico, notoriamente antitedesca,di cultura democratica, avrebbe probabilmente ricompattato gli italiani, i fascisti e gli antifascisti, l’esercito , e ricreato l’unità nazionale. Questo almeno temeva fortemente Hitler nella sua ricerca furibonda del bambino.
    Restando in Italia, la reggenza della principessa fino alla maggiore età del piccolo Vittorio, fu caldeggiata dal duca Gallarati Scotti “…….Maria José e il suo interlocutore si ritrovarono attorno all’idea che la monarchia avrebbe potuto salvarsi soltanto evolvendo «in senso liberale e democratico» avvicinandosi al tipo delle monarchie nordiche. Si discusse di Umberto che non sembrava alla moglie l’«uomo più adatto per affrontare un’ora così difficile» e si accennò all’ipotesi di una reggenza della principessa fino al raggiungimento della maggiore età da parte del figlio primogenito…… …”
    Ancora “…………..Interesse inglese.
    Per portare avanti l’ipotesi della reggenza affidata alla principessa, Gallarati Scotti ebbe diversi incontri sia con gli inglesi sia con esponenti politici italiani. Le cose però andarono diversamente. Vittorio Emanuele III, contrario per principio all’ipotesi di una reggenza, scelse prima la strada di affidare la luogotenenza del regno al figlio Umberto e poi di abdicare in suo favore.” (http://forum.politicainrete).

    Magari la legge salica c’entra poco, ma il re con il suo atteggiamento accentratore (in casa Savoia si regna uno alla volta) tenne emarginato il figlio ed erede,all’oscuro di ogni vicenda politica. All’inizio del ’44 poi fece allontanare da Roma la principessa Maria Josè per i suoi intrighi politici.
    Infatti da Lei si erano riunite le personalità più in vista dell’antifascismo milanese ed era stato costituito un comitato d’azione dei partiti democratici.
    Da quello che ho letto il Re non era propenso ad una reggenza e in particolare vedeva come il fumo negli occhi un “governo” femminile.
    P.S.1) Marina,scusa la lunghezza ma volevo chiarire il punto sulla legge salica
    PS 2) Ho il massimo rispetto per i sovrani di casa Savoia, ai quali dobbiamo l’Unità d’Italia, che per me è un valore grande.
    Se la monarchia avesse fatto altre scelte, forse oggi avremmo una forma istituzionale come l’ Olanda, il Belgio, la Svezia ecc.
    Sarebbe meglio? Peggio? La stessa cosa?
    🙂

  • marina

    Settembre 25, 2010 at 11:47 am

    @ Filippo l’assoluzione “poiché il fatto non esiste” di Vittorio Emanuele di Savoia è stata data anche on line
    ecco il lancio Ansa http://it.euronews.net/flashnews/489403-videopokervittorio-emanuele-assolto/
    purtroppo è uso della carta della tv di non dare lo stesso risalto alla prima notizia e poi alla eventuale smentita. Succede nelle piccole redazioni, ma accade anche a Porta a Porta che anzi lì sono specializzati… in questo caso specifico azzardo una ipotesi, visto che il figlio si sta costruendo una immagine pubblica forse non hanno voluto rinvangare le questioni del padre. preciso che è solo una ipotesi;
    @ cara Rosella non è assolutamente un commento troppo lungo, hai scritto cose molto interessanti e anzi per chi fosse interessato ad approfondire consiglio, come già fatto altre volte, il libro di Luciano Regolo La regina di maggio edico da Simonelli. sai credo che al di là della legge salica il problema (cioè uno dei problemi) sia stato
    il carattere di re Vittorio Emanuele III e la sua volontà di non prendere posizione quando la situazione era diventata chiaramente disastrosa. il capo dello Stato dovrebbe essere una guida un esempio, un simbolo, un condottiero da seguire (visione romantica) lo sono stati in tempi bui per esempio re Giorgio VI e la mitica regina Elisabetta (che guai agli inglesi se gliela toccavi, lei era il simbolo della lotta ai nazisti), la regina Guglielmina di Olanda, in modo diverso Cristiano X di Danimarca, Haakon di Norvegia e il figlio Olav, anche un non regnante come Otto di Asburgo, ma Vittorio Emanuele III no e ha pagato per questo.
    ps anche per me l’unità italiana è un grande valore, ma ho la sensazione che siamo in pochi a rispettare questo valore, purtroppo.

  • jacopoamedeo moretti

    Settembre 25, 2010 at 12:22 pm

    buongiorno…
    gent.mo Filippo…. nonostante abbia raccontato una vicenda personale…. legata alle mie origini…non mi ritengo un “parente” e non mi qualifico come tale…. voglio sia chiaro…. perchè non m i appartiene come regola appropriarmi di titoli o fregiarmi di “altro” che non sia più che riconosciuto e soprattutto voluto…
    per quanto riguarda V.Emanuele, non sapevo, in questi gg sono preso da ben altro e le sue vicende non le seguo…
    se il fatto non sussiste…(realmente) ed è innocente sono ben contento per lui…ma certo che a mio avviso nessuno dei due ( lui ed il figlio) riprendono quel ruolo rappresentativo che dovrebbe essere “il loro ruolo”.

    Rosella, il suo intervento è veramente interessante, ed è tutto vero…. purtroppo però sappiamo come è finita…. e nessuno all’ora riuscì a far niente per andare in quella direzione…. ivi compreso Umberto II che in realtà sarebbe stato un buon Re se ne avesse avuto modo.
    Si sa pure dei fascicoli segreti di mussolini contro di lui, per i quali Umberto non potè far molto prima di allora… e non dimentichiamo i rischi che i membri della famiglia hanno corso e pagato ( mafalda morta, la sorella Maria salvatasi per un pelo, anche lei rinchiusa in un campo di concentramento, amedeo d’aosta già morto in africa e suo fratello ajmone, voluto re di croazia, morto … beh chissà come…. insomma la famiglia si stava decimando e rischiava non solo il trono…..!!!

    (Boris III di bulgaria marito di giovanna avvelenato e poi spappolato dai carri armati tedeschi, che lo riesumarono…. e così via….)

    credo che tante cose vadano secondo progetti a volte non possibili da modificare……

    Ma la dignità di Umberto nel lasciare l’italia, è stata esemplare, solo per questo avrebbero dovuto, almeno in punto di morte permettergli di rientrare per morire nella sua patria…. gli italiani al potere allora sono stati veramente senza dignità e coraggio.

    jacopo

  • jacopoamedeo moretti

    Settembre 25, 2010 at 12:24 pm

    scusate gli ORRORI di ortografia :-)))

  • rosella

    Settembre 25, 2010 at 8:31 pm

    Assolutamente d’accordo sulla dignità e aggiungo il senso dello stato che dimostrò Umberto II, andandosene dopo l’esito del referendum.
    Anche per questo motivo dovrebbe la sua salma riposare al Pantheon, lui l’ultimo re d’Italia accanto al padre della patria Vittorio Emanuele II. Inoltre ne guadagnerebbe il senso profondo di un cammino che l’Italia comunque ha compiuto

  • Filippo

    Settembre 27, 2010 at 3:11 pm

    Salve a tutti e buon inizio settimana a tutti.
    Jacopoamedeo o carissimo “cugino” (così mi hai appellato nell’altro post), l’attribuzione parentale ai Savoia non voleva essere pungente, me ne guarderei bene e se per caso ho urtato la tua sensibilità me ne scuso.
    Ed a proposito di parentele, goliardiche naturalmente, io mi attribuisco una ascendenza non reale ma bensì divina, ehm si, ti spiego.
    Il mio cognome (che Marina conosce almeno credo dalle email scambiate) era nell’antichissima Grecia il nome di una divintà, che dall’unione con Zeus generò Artemide (Diana per i romani) dea della caccia e Apollo dio delle arti, della medicina etc…., questa divinità fu maledetta da Era (moglie di Zeus) a non trovare una terra che non fosse stata baciata dal sole per partorire i suoi figli, e allora Zeus fece affiorare una nuova isola (Ortigia) dove nacquero Artemide ed Apollo e quindi via via arriviamo a me!
    Quindi per quanto riguarda “Lilibet” saremo pure “suoi cugini”, ma capirai che le ascendenze divine mi pongono ben al di sopra -:)
    Spero vi sarete fatti tutti una bella risata!
    Chiedo scusa a Marina per la divagazione
    Saluti
    Filippo

  • nicole

    Settembre 27, 2010 at 6:14 pm

    Belle le divagazioni se ci fan ricordare la mitologia greca, l'”isola delle quaglie”,poi chiamata Delo.
    Latona scappava dalla ire di Giunone, ma prima di lei sua sorella Asteria per sfuggire a Zeus si trasformò in quaglia, ma ahimè precipitò in mare. Zeus che quando si innamorava se ne accorgeva il creato intero, decise di chiamare Ortigia un isolotto che fece emergere nel luogo dove cadde la sua ” innamorata” del momento, pronto subito ad insidiare la sorella che si rifugiò lì a partorire: ad una sorella mica si nega ospitalità in simili frangenti.
    Delo è qualcosa di fantastico, da vedersi possibilmente non in estate con folle di turisti.Si respira un’atmosfera …divina, quanto non ho scarpinato lì.

  • marina

    Ottobre 6, 2010 at 10:30 pm

    ho dimenticato di rispondere anche a voi tutti qui sopra.
    @jacopoamedeo @ filippo @ nicole, le divagazioni, mitologiche e non sono sempre assai gradite perché stimolano la discussione e aprono altri orizzonti. La mitologia greca è stata una delle mie passioni di bambina quando la scoprii sulle pagine della mitica enciclopedia “Conoscere” e su un’altra enciclopedia sempre per bambini. Perché a casa mia divertimenti pochi, severità tanta, ma anche libri a carriolate.

  • MARCELLO

    Aprile 6, 2011 at 10:01 am

    Buongiorno,
    vi scrivo perchè sono molto interessato alla storia della duchessa Hélène in quanto mia zia era la nipote del colonnello Otto Campini.
    Se mio può fornire altre info le sarei grato.
    Marcello Sabatini La Rocca ( Palermo )

  • paola

    Dicembre 19, 2011 at 7:31 pm

    la Regina Maria Josè aveva molta simpatia per Elena d’Orleans. Nella sua biografia curata da L. Regolo “La regina incompresa”, M. Josè racconta alcuni aneddoti sulla duchessa Elena, che era sì una donna molto caritatevole, ma forse di carattere più spicciativa della sua omonima regina Elena (del Montenegro), con la quale a volta perdeva la pazienza perchè si dilungava troppo in racconti di ammalati e di beneficienza. M. Josè racconta che si divertiva molto a queste schermaglie tra la suocera e la duchessa, che sbuffava e alzava gli occhi al cielo in segno di impazienza. Anche a me è venuto da ridere perchè il mio ex marito era slavo (come la regina Elena) e quando si metteva a raccontare una cosa che gli stava a cuore era lentissimo, mi faceva venire un nervoso!! 😀
    Comunque fu Elena d’Orleans a incoraggiare M. Josè a riprendere gli studi da infermiera e a farla diventare una perfetta crocerossina

    M. Paola

  • marina

    Dicembre 19, 2011 at 8:07 pm

    @ paola aneddoto divertente non me lo ricordavo pur avendo letto il libro di Regolo. invece Margherita la detestava proprio, evidentemente donne dalla personalità così forte non potevano andare d’accordo.
    ps ho un caro amico romeno che è esattamente come dici, quando racconta qualcosa parte dalla Magna Grecia e si perde in particolari minimi e di nessun interesse, nun se regge 😀

  • Ale

    Dicembre 20, 2011 at 9:49 am

    aveva proprio un bel caratterino ed era fissata per l’efficenza … l’anno scorso ho letto “ritratti sabaudi” di dino ramella che racconta i savoia privati con le loro manie e le loro abitudini e anche qui c’è scritto che la duchessa era solita battibeccare con tutti. addirittura una volta durante un’udienza sgridò il papa per l’inefficenza di un convento che aveva visitato poco prima … non le mandava a dire a nessuno!

  • paola

    Dicembre 20, 2011 at 3:31 pm

    al suo arrivo in Italia Elena d’Orleans fece impressioni contrastanti: un uomo politico, ovviamente vicino a Margherita, la stronca con giudizi per niente gentili “Di statura altissima, è un vero stecco per magrezza e rigidità… la scelta non è felice politicamente e nemmeno fisicamente”, altri invece la trovavano piacente (va detto che all’epoca le donne molto alte e molto magre non erano troppo apprezzate). Vittorio Emanuele III sembra abbia detto: “è troppo alta! ma è vero che io sono troppo piccolo!!” Sicuramente, a quanto ho letto, Elena era una donna intelligente, brillante e molto anticonformista

    M. Paola

  • elettra

    Dicembre 20, 2011 at 7:13 pm

    Ma povera Elena, sembrava non la volesse nessuno…..dapprima il duca di Clarence, poi deceduto, per rinuncia di lei e del di lei padre, per via della scomunica… poi Nicola lo Zarevic si innamora di quella faccia piangente di Alessandra… per ultimo i reali italiani che non amano confondersi con gli Orleans e le preferiscono l’altra Elena del Montenegro….. insomma!!brutta non era , forse un po’ legnosa, ma non brutta!
    Non doveva essere nata sotto una buona stella…è rimasta vedova presto ed è sopravvissuta a entrambe i figli! lo credo che non le mandava a dire…era arrabbiata col mondo, anche se era crocerossina….. questa voleva essere una battuta, ma sicuramente le prove della sua vita devono aver influito sulle sue scelte di aiuto, soccorso ed asssistenza al prossimo….donna interessante!

  • Cristiano

    Febbraio 21, 2012 at 5:59 pm

    Ho una storia molto simile una zia da parte di mio padre era la dama di compagnia della duchessa ho vari cimeli tra cui alcuni molto rari e unici tra cui il passaporto di amedo da bimbo vorrei vendere la collezione qualcuno mi potrebbe indirizzare qualche collezionista o indirizzarmi su qualche stimatore

  • Ale

    Febbraio 21, 2012 at 7:12 pm

    @cristiano per fare una stima mi sa che devi andare in una casa d’aste o da qualche antiquario. e poi probabilmente dipende se vendi tutto in un blocco unico o pezzo per pezzo.
    se fossi in te però non venderei, quei cimeli rappresentano una parte del passato della tua famiglia e secondo me è sempre un peccato separarsi dai ricordi dei nostri antenati. e poi non è mica da tutti possedere simili oggetti.

  • Chloe

    Marzo 6, 2015 at 11:35 pm

    Nel messaggio di oggi che la duchessa Silvia ha inviato in occasione del convegno tenuto ad Albenga dal titolo “Riflessioni sulla Prima Guerra Mondiale. Donne non solo angeli del Focolare”, dedicato al tema del ruolo delle donne nella Grande Guerra e in particolare delle Crocerossine, è ricordata naturalmente anche la duchessa Hélène d’Orléans:

    http://www.crocerealedisavoia.it/index.php?option=com_content&task=view&id=467&Itemid=0

  • moia massimiliano

    Febbraio 14, 2016 at 12:16 pm

    ciao cristiano, ho una lettera firmata dalla dama della duchessa inviata personalmente del 1942 a mia zia.

  • Maria2

    Settembre 30, 2018 at 11:28 pm

    Che accento aveva la principessa quando parlava italiano?

  • La fontana abbandonata di Capodichino – Storie di Napoli

    Settembre 24, 2019 at 1:01 pm

    […] bere e riposarsi. Ci vorranno 150 anni per vederlo sorgere: ci pensò con un atto d’amore la Duchessa Elena D’Aosta, discendente della nobilissima famiglia dei regnanti francesi D’Orleans: Elena, infatti, era […]

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