Venere e Marte, Simonetta e Giuliano: quando il gossip si fa arte

Qualche settimana fa, poco dopo il nostro improvviso e inatteso incontro a Firenze mi arriva una mail da Dora – ovvero … no ovvero non ve lo posso dire perché mi ha chiesto di mantenere qui sul blog il suo pseudonimo – ho letto tutto, ho riletto e mi è venuto da ridere. Conoscevo la vicenda, però la lettura in senso artistico, lo stile, le parole usate, be’ che vi devo dire, complimenti, è giovane ma promette molto bene. Così oggi diamo un attimo di respiro a The Queen, William, Kate e anche ai principi di Monaco e ai Savoia per fare un salto indietro nel nostro splendido e fulgente Rinascimento. 

Nata probabilmente nel 1453, la bellissima Simonetta Cattaneo trascorre la sua infanzia e adolescenza a Piombino, presso la sorellastra da parte di madre Battistina Fregoso, moglie del signore della città Jacopo III Appiani. Molto probabilmente è questo “cognatastro” che le organizza il matrimonio col coetaneo Marco Vespucci (sì, parente del famoso Amerigo, il nonno di suo nonno era fratello del padre del nonno del celebre navigatore), di famiglia fiorentina. In dote porta ferro e la concessione per la sua estrazione dalle miniere. Di questo matrimonio si hanno notizie in un documento del Catasto di Firenze degli anni 1469-‘70 che riporta la dicitura: «Marco di Piero di Giuliano Vespucci, d’età d’anni XVI. Simonetta di messer Guasparri Catani sua donna, d’anni XVI.». Ed eccoli, quindi, nel 1469, due neosposi sedicenni a rappresentare gli interessi di Piombino a Firenze.
Come avviene l’incontro tra Simonetta e Giuliano de’ Medici rimane un mistero ma lo “scoop”, messo nelle sapienti e compiacenti mani di Angelo Poliziano, assume toni letterari e idilliaci. L’idea di base parte da un torneo del gennaio1475 in cui Giuliano ha sbaragliato tutti. In quest’occasione il giovane de’ Medici dedica la sua vittoria alla bella Simonetta. Probabilmente esaltato dal gesto cavalleresco del suo signore, l’Ambrogini comincia a scrivere le Stanze per la giostra di Giuliano de’ Medici. Diciamo la verità, ha fatto di meglio: il chierico senese scopiazz hem, mescola (molto meno che più) abilmente richiami eneici con quelli danteschi, rielaborandoli poi in gruppi metrici di ottave (chiamate stanze, appunto). Più che descrivere la vittoria di un torneo, il Poliziano dipinge minuscoli quadretti bucolici e classicheggianti, come se si fosse ispirato direttamente alle opere del Botticelli. Eccone un assaggio, in cui è raccontato l’episodio dell’incontro tra Iulo (Giuliano) e Simonetta.

«Ivi tutto ripien di meraviglia/ pur della ninfa mira la figura:/ parli che dal bel viso e da’ begli occhi/ una nuova dolcezza al cor gli fiocchi./ […] Candida è ella, e candida la vesta,/ ma pur di rose e fior dipinta e d’erba;/ lo inanellato crin dall’aurea testa/ scende in la fronte umilmente superba./ Rideli a torno tutta la foresta;/ e quanto può suo cure disacerba;/ nell’atto regalmente è mansueta,/ e pur col ciglio le tempeste acqueta./ Folgoron gli occhi d’un dolce sereno,/ ove sue face tien Cupido ascose;/ l’aier d’intorno si fa tutto ameno/ ovunque gira le luce amorose./ Di celeste letizia il volto ha pieno,/ dolce dipinto di ligustri e rose;/ ogni aura tace al suo parlar divino,/ e canta ogni augelletto in suo latino./ Con lei sen va Onestate umile e piana/ che d’ogni chiuso cor volge la chiave;/ con lei va Gentilezza in vista umana,/ e da lei impara il dolce andar soave./ Ell’era assisa sovra la verdura,/ allegra, e ghirlandetta avea contesta/ di quanti fior creassi mai natura,/ de’ quai tutta dipinta era sua vesta./ E come prima al gioven puose cura,/ alquanto paurosa alzò la testa;/ poi colla bianca man ripreso il lembo,/ levossi in piè con di fior pieno un grembo.».

Prima la morte di Simonetta e poi quella di Giuliano faranno sì che il Poliziano non riesca andare avanti con l’opera, che rimarrà incompiuta. Sicuramente la donna descritta nelle Stanze è Simonetta mentre non si ha la stessa certezza per i suoi pseudo ritratti, anche quelli botticelliani. Ma le committenze, i tempi e i luoghi d’azione dei due artisti sono gli stessi e quindi perché anche non i soggetti?

Simonetta Piero di Cosimo

Simonetta ritratta da Piero di Cosimo nel 1483. Sì, era già morta. Sorprendente? Sì e no, leggete fino in fondo.

Di sicuro ci sono fortissimi legami tra i Medici e i coniugi Vespucci, tanto che, con Simonetta ormai morente, Lorenzo,oltre ad informarsi assiduamente della sua salute, invierà al suo capezzale il famoso medico Moisè ebreo, scatenando le preoccupazioni dei di lei famigliari circa il costo di tutte queste altolocate attenzioni (appena qualche anno dopo, lo stesso medico aiuterà il Magnifico a guarire dalla febbre terzana, a dire “vi ho mandato il meglio del meglio”). Ma nonostante tutte le cure e i riguardi Simonetta muore lo stesso di tisi a Firenze il 26 aprile 1476, ad appena ventidue anni. Le vengono tributati grandi onori (di cui riparleremo) e perfino il Magnifico le dedica quattro sonetti.

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Lorenzo e Giuliano bambini ne La cavalcata dei Magi di Benozzo Gozzoli del 1459, si trova a Palazzo Medici Riccardi. Se siete di passaggio a Firenze merita. Ma tanto.

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Ritratto di Giuliano eseguito dal Bronzino (vissuto tra il 1503 e il 1572). Sì, non l’aveva mai visto ma gli ha fatto lo stesso un ottimo ritratto.Eeeeh, i Medici se ne intendevano in fatto d’arte!

Nella Firenze di fine Quattrocento, Giuliano de’ Medici è lo scapolo d’oro a cui ambire. Ha vent’anni, appartiene alla famiglia dominante della sua città ed è pure un alto e bel ragazzo. Una massa di riccioli scuri si apre sui tratti forti tipici della famiglia Medici, anche se meno marcati di quelli del fratello Lorenzo. Evidentemente non è male neanche nell’uso delle armi se riesce a vincere almeno un torneo degno di essere tramandato nella memoria dei posteri (dubito che ci potrebbe essere lo zampino di qualche giudice “compiacente”). Per il resto, di Giuliano, si sa poco altro. Non si conosce neanche con precisione il nome dalla madre del figlio postumo Giulio (futuro papa Clemente VII): molto probabilmente si chiamava Fioretta (o Orietta) ma era una Gorini o una dei Pazzi? Non la si riesce ad identificare con precisione. In ogni caso, Giovanni, figlio di Lorenzo, una volta salito al soglio pontificio con il nome di Leone X, dichiarò la nascita del cugino legittima in quanto dichiarò che Giuliano e Fioretta si erano sposati segretamente (personalmente lo ritengo ragionevolmente dubbioso ma tant’è).

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Giuliano ritratto dal Botticelli tra il 1478 e il 1480, conservato a Washington. Ci sono altri due ritratti quasi uguali di Giuliano eseguiti dal Botticelli in quegli stessi anni (conservati a Bergamo e a Berlino), probabilmente si tratta di una commissione postuma e celebrativa. E va bene, forse non era tutta ‘sta bellezza.

L’intricassimo reticolo alleanze, giochi di potere ed equilibri politici viene alla luce il 26 aprile del 1478. In realtà il gran giorno doveva essere il precedente, quando il piano dei congiurati prevedeva di uccidere con il veleno Lorenzo e Giuliano a Villa Medici a Fiesole, in occasione del banchetto indetto per celebrare l’elezione a cardinale di Raffaele Riario Sansoni. Ma una improvvisa indisposizione di Giuliano costrinse i congiuranti a rimandare la congiura al giorno dopo. E sarebbe successo anche il 26 se due congiurati non fossero andati a prendere Giuliano a casa per portarlo alla messa solenne dell’Ascensione (secondo alcuni di Pasqua, ma dubito fortemente, giorno troppo sacro per una congiura) in Duomo. Durante il tragitto lo palpeggiano per cercare di capire se ha armi con sé. Ma Giuliano, che non si sente troppo bene, lascia a casa la protezione pettorale e il pugnale. Nel frattempo, un congiurato si ritira, non volendo far correre sangue in un luogo sacro, ma gli altri, due preti, agiscono. Durante il momento dell’Elevazione, i due Medici sono in ginocchio quando Giuliano viene raggiunto da 19 coltellate. Nella foga del momento, il suo assalitore ferisce anche sé stesso. Grazie anche al sacrificio di un amico, che gli fa da scudo umano, Lorenzo riesce a scappare, rifugiandosi nella Sagrestia delle messe (o dei Servi, qualsivoglia) insieme al Poliziano.

Verrocchio,_giuliano_de'_medici,_1475-78

Questo busto invece è stato eseguito dal Verrocchio (maestro di Leonardo, in caso interessi. Che furono coinvolti in una denuncia anonima di sodomia) negli anni subito precedenti la morte di Giuliano (1475-78)

Le reazioni del Poliziano e del suo signore sono immediate: lo scrittore redige il Pactianae Coniurationis Commntarium, Lorenzo scova ad uno i congiurati e, in un modo o in un altro, li fa giustiziare. Vincerà anche contro papa Sisto IV, nemico dei Medici e sostenitore della congiura. Ma per Giuliano non ci sarà più nulla da fare. Dopo essere nati probabilmente lo stesso anno, il giovane de’ Medici muore, venticinquenne, esattamente due anni dopo Simonetta, stesso identico giorno. Come lei due anni prima, avrà l’onore di un funerale a volto scoperto. Se si pensa che tale riguardo era riservato per legge ai cavalieri e ai dottori si capisce bene l’eccezionalità del provvedimento nei confronti di Simonetta.

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Un’osservatrice, Sforza Bettini, dice che Simonetta, da morta, era apparsa non “manco bella e vezzosa che si fusse in vita.” E anche i versi di Bernardo Pulci ce ne restituiscono le ultime immagini funebri: “Adorna, involta in un candido amanto/ come fra l’erba alcun talvolta è avinto,/ parea dormendo consolarsi alquanto;/ o come il fior quando dal sole è vinto,/ che per troppo calor bassa le foglie / di sua virtù già non privato e stinto./ […]Ma forse che ancor viva al mondo è quella/ poi che vista da noi fu, dopo il fine,/ in sul feretro assai più bella”. Ma in Simonetta doveva esserci qualcosa che andava oltre la mera bellezza fisica. Quella muore con la detentrice ma con la Vespucci avviene il contrario. Diventa icona della Firenze medicea e rinascimentale circa cinque anni dopo la sua morte, quando si progettano le nozze tra Lorenzo di Pierfrancesco e un’altra Appiani, Semiramide.

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Botticelli lavora alla Primavera tra 1477e 1482, attualmente si trova agli Uffizi. Non fate come una mia amica che, non so come abbia fatto, non l’ha visto. Sarebbe come buttarsi da una barca e non centrare il mare! (e lei c’è riuscita)

In realtà, la “nipotastra” di Simonetta (figlia di quella Battistina già precedentmente citata) avrebbe dovuto sposare lo stesso Giuliano ma, come è noto, non se ne fa più nulla. Pochi anni dopo (1482) c’è pronto per lei un altro scapolo d’oro della famiglia Medici, il cugino di secondo grado del Magnifico (i loro nonni erano fratelli) che, come lui, si chiama Lorenzo ed è coetaneo di Semiramide (sono entrambi nati nel 1463). Questa volta le nozze si fanno e i Medici vogliono celebrare degnamente l’evento. Lorenzo il Popolano (tale il soprannome dello sposo) commissiona un dipinto al Botticelli, che gli presenta La Primavera. Probabilmente l’artista gli propina un riciclo, perché sembra che il Mercurio, che sembra distratto da tutta la scena che si svolge intorno a lui, e la fanciulla danzante che lo guarda sconsolata e non ricambiata non siano Semiramide e Lorenzo ma Giuliano e Simonetta (in effetti, quando il pittore comincia il dipinto i due protagonisti sono estremamente giovani mentre Giuliano è ancora vivo). Non che i rapporti tra i due cugini siano buoni, il Magnifico non vuole smollare al Popolano la parte di eredità che gli spetta e, alla morte del Magnifico, il Popolano si schiererà apertamente contro i suoi eredi. Ma per il momento il minore segue le direttive del cugino maggiore si sposa con l’Appiani, che verrà beatamente ignorata a favore della carriera.
Ma la Primavera segna anche un altro passo importante per il suo pittore: è in questo quadro che si comincia ad esprimere la piena maturità del suo stile. Alessandro si stacca dalla scuola di Filippo Lippi e comincia a guardare a Piero della Francesca. I colori, la solidità dei corpi e la pacatezza dei personaggi riprendono molto di più da quest’ultimo che dal suo antico maestro. In particolare, il Filipepi dà vita a quella figura femminile che diventerà tipica della sua produzione, dalla pelle d’alabastro, con lunghi capelli biondi avviluppati in mille volute, viso dolce e angelico dalla fronte alta e lo sguardo sereno. Che il ricordo un po’ sbiadito di Simonetta si sia ripresentato, angelicato, quando ha dovuto ritrarne la nipote? Chissà, probabilmente è anche andata così. Ed è così che comincia il “mito” di Simonetta. Da questo momento in poi fior fiore di artisti cercheranno di imprimere su tela tutte quelle virtù muliebri presenti in una sola donna ma nessuno ci riuscirà meglio del Botticelli.

Venere e MArte

Venere e Marte, 1483.

Ma, alla fine dei giochi, LA domanda che tutti si sono fatti è: Giuliano ha inzuppato il suo cantuccio nel vinsanto di Simonetta? Ovvero: sono stati amanti? Il Poliziano giura di no, era solo un amore platonico e cavalleresco di quelli tipicamente esemplari del tempo. Ma lo scrittore è anche al soldo di una delle parti in causa quindi non è affidabile. Non si sa in realtà, ipotesi e congetture sono all’ordine del giorno tra gli studiosi. Ma io ho avuto la fortuna di affrontare l’argomento con una persona che nota le cose e, soprattutto, che SA. Mi ha fatto notare come Venere e Marte siano oltremodo rilassati, tanto che l’uomo sprofonda in un sonno profondo: che sia la conclusione dell’incontro amoroso avvenuto tra le frasche descritto dal Poliziano?

Non dovrebbe sorprendere, per la Primavera e la Venere sembra che il Botticelli si sia fatto ispirare da diversi distici dello scrittore senese. Ma la Venere/ Simonetta veglia attenta sul suo uomo, anche in una situazione così apparentemente tranquilla. In realtà si vede poco ma Marte/ Giuliano è minacciato da delle “vespucce” birichine che gli ronzano intorno al capo. Più chiaro di così!

Dora

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Ed eccolo bello patatone addormentato!

 

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